Roma, 25 set – “Chi pensa che tutto debba rimanere così come è, specie dopo l’introduzione dei parlamentari eletti all’estero, si sbaglia. Ma non si deve nemmeno fare passare per riforma qualche piccolo aggiustamento”. Inutile nascondersi dietro un dito: secondo Antonio Bruzzese, presidente di Insieme Argentina e storico sindacalista legato al mondo dell’emigrazione, la riforma della struttura di rappresentanza politica degli italiani all’estero, che passa per Comites e Cgie, va riformata. Il che non vuol dire, come pensa qualcuno, la loro totale eliminazione per via dell’introduzione dei 18 parlamentari eletti all’estero. “In Sudamerica, ma anche altrove, ci sono massimo uno o due eletti per ogni partito – spiega Bruzzese in una intervista a Nove Colonne – che per esigenze di lavoro sono obbligati a stare a Roma: come si può pensare che possano mantenere un contatto con il territorio?”. La ricetta per una giusta rappresentanza allora è bell’e pronta: un Comites eletto sul posto “che sia parte viva sul territorio”, e poi poche mirate riunioni annuali. “Un’assemblea continentale l’anno, non di più, preceduta magari da riunioni nazionali in cui i delegati possano presentare delle proposte unitarie. E poi un’unica assemblea generale” al posto di quelle attuali “in cui ci si limita a firmare ogni volta lo stesso documento finale. Ma soprattutto – spiega Bruzzese – bisogna eliminare le 25 nomine governative, e sostituirle aprendo alla nuova emigrazione, quella per esempio che riguarda gli imprenditori di Cina, India, Polonia, Romania”. Per quanto riguarda le politiche per gli italiani all’estero intraprese in questa prima fase di legislatura, Bruzzese conferma i giudizi negativi già recentemente espressi. “C’è una sensazione generale che trova riscontro nei fatti, ovvero la volontà di andare ben oltre le riforme, in senso negativo, arrivando alla liquidazione della questione degli italiani all’estero”. Deficitario anche il lavoro dei parlamentari della circoscrizione estero: Colpisce la doppiezza di chi, come Angeli, che ha proposto una legge per l’abolizione del Cgie e poi va in giro dicendo tutt’altro, oppure come Caselli. Merlo invece se ne sta bellamente a casa sua, col solito tasso di assenteismo molto alto, eppure in Argentina passa l’idea che a Roma si facciano grandi sforzi per gli emigrati”. Per l’America Latina meglio allora quando c’era uno come Pallaro, che rimane “una figura da valutare con attenzione. Pur non condividendo la sua ‘ideologia’, guardo i fatti: nella scorsa legislatura l’ho visto discutere con forza con Danieli e con tutti gli altri e alla fine ha portato in Argentina 14 milioni in più: gli riconosco un forte impegno per la collettività”. Intanto