Roma, 3 mar – Nicola Di Girolamo non è più un senatore della Repubblica. L’aula di Palazzo Madama, con 259 sì, 16 no e 12 astenuti, ha accolto a voto segreto le dimissioni presentate dal parlamentare del Pdl, per il quale la Procura di Roma aveva spiccato una richiesta di custodia cautelare nell’ambito dell’inchiesta relativa a riciclaggio di denaro, che aveva portato alla luce come Di Girolamo fosse stato eletto nel 2008 nella Circoscrizione Estero con molti voti procacciatigli dalla criminalità organizzata in Germania. L’accettazione favorevole del voto sulle dimissioni ha precluso le altre mozioni presentate dall’opposizione, che riguardavano la richiesta di decadenza di Di Girolamo e l’annullamento dell’ordine del giorno di De Gregorio, che già nel 2009 aveva sospeso la delibera della Giunta delle elezioni relativa all’ormai ex senatore con residenza a Bruxelles. “La maggioranza decide di assolvere se stessa archiviando il caso Di Girolamo” aveva ammonito prima del voto il presidente della giunta per le elezioni e le immunità, Marco Follini, sottolineando come sarebbe stato necessario “dare priorità alla decadenza”. Prima della discussione e del voto, Di Girolamo aveva fatto la sua ultima comparsata in Senato leggendo alla platea la lettera di dimissioni presentata già lunedì al presidente Renato Schifani, ribadendo che la sua “non è una storia criminale. Non ho portato in quest’aula l’indegnità della mafia e della ‘ndrangheta”. Parlando delle foto apparse sui giornali Di Girolamo ha precisato: “In campagna elettorale si fanno centinaia di foto e non sempre si conoscono le persone. Per queste foto è stata annientata la mia vita professionale e politica”. Di Girolamo ha concluso il suo intervento parlando poi degli italiani all’estero: “Sono una realtà e parte di un circuito virtuoso, una risorsa per il Paese. Con tutte le modifiche che ritenete opportune, considerate che gli italiani all’estero non posso essere ignorati”. Insomma, Di Girolamo ha ribadito un concetto già espresso in questi giorni (“non sono Lucifero, non sono l’untore”) e ha perfino ottenuto un applauso dai banchi del Pdl, al centro di un botta e risposta tra la capogruppo Pd Anna Finocchiaro (“una cosa impressionante”), quello dell’Idv Belisario (“vogliono farlo passare per eroe solo per il fatto che si è dimesso”) e il sottosegretario Carlo Giovanardi (“esiste anche il lato umano della vicenda”). Un altro piccolo caso riguarda adesso la sostituzione di Di Girolamo: la questione è stata sollevata dal senatore D’Alia (Udc), secondo il quale “potrebbero esserci dei problemi nella sussistenza dei requisiti di Raffaele Fantetti (secondo dietro Di Girolamo secondo i voti degli italiani all’estero ottenuti in Europa dal Pdl, ndr) relativi alla residenza all’estero, dal momento che ci risulta essere un dipendente del ministero delle Politiche Comunitarie”. La questione, ha chiosato Schifani, sarà affrontata dalla Giunta per le elezioni.
(Sis)