Roma, 19 nov – Il Cgie apre alle nuove generazioni. Per coinvolgerli “nelle strutture rappresentative delle nostre comunità all’estero” si legge in un ordine del giorno, il Cgie “chiede ai Comites che non l’abbiano ancora fatto di costituire al loro interno le commissioni di lavoro giovani e agli Intercomites e ai Comitati di presidenti, nel rispetto della normativa vigente, di invitare una rappresentanza di giovani alle riunioni degli stessi Intercomites così come alle preriunioni di coordinamento”. L’odg è stato presentato dalla comissione Nuove migrazioni e nuove generazioni del Cgie durante l’ultima giornata di lavori di assemblea plenaria. I giovani, secondo un emendamento all’odg approvato dalla plenaria, dovrebbero poter partecipare anche alle riunioni annuali di coordinamento consolare e alle preriunioni del Cgie in occasione della plenaria “compatibilmente con le esigenze di bilancio”. “Ripartire da zero” per dimostrare “che i giovani ci interessano davvero”. È il messaggio lanciato da Carlo Erio, presidente della comissione Nuove migrazioni e nuove generazioni del Cgie, nella sua relazione all’assemblea plenaria del Consiglio Generale per gli Italiani all’estero. Oggi i giovani rispondono da soli, vanno all’estero senza iscriversi all’Aire, non sanno nemmeno cosa sono i Comites” è l’allarme lanciato da Erio. “Noi della settima commissione ci siamo dati dei compiti specifici, per continuare a lavorare come fossimo una commissione tematica” per affrontare il problema. Erio ribadisce poi l’impellente necessità di andare al più presto alle elezioni per il rinnovo dei Comites. Il consigliere Vincenzo Centofanti, fa parte sua, ha portato l’esperienza dei giovani della prima generazione nata in America che “spesso non sono entusiasti dell’educazione dei loro genitori e che non si associano alle organizzazioni esistenti”. Centofanti cita l’esperienza della Niaf (National italiana-american foundation) “formato per la maggior parte da giovani sotto i 30 anni: noi dobbiamo recuperarli, ma non so se ne abbiamo le capacità”. Luigi Casagrande ha ricordato il progetto lanciato da Melbourne, e di cui si è già discusso nella continentale di Vancouver, “per riunire i giovani talenti sportivi che sicuramente ci sono: se dobbiamo star seduti qui un altro anno – spiega riferendosi ai mancati rinnovi del Cgie e dei Comites – cerchiamo di fare qualcosa di costruttivo. Non ci sono solo giovani intellettuali, ma c’è anche lo sport e molto altro”. Secondo Francisco Nardelli, vicesegretario generale Paesi America Latina, “molti hanno preso coscienza che c’è bisogno di rinnovare l’offerta per i giovani, e ho visto che diverse regioni hanno fatto iniziative, tra cui l’Emilia Romagna in primis, e si sono trasferiti sul territorio per dare protagonismo ai giovani”. Secondo Alberto Bertali “i giovani parlano una lingua diversa dalla nostra e preferiscono comunicare sul web piuttosto che venire a Roma per cinque giorni, ma sono ottimista e sono sicuro che alla fine ci troveremo”.
(Sis)