Gasperi e Konrad Adenauer, due tra i principali padri dell’Europa, seduti allo
stesso tavolo per discutere di come la Ue debba affrontare le sfide del futuro,
relative alla politica estera e alla sicurezza. Una tavola rotonda metaforica,
ovviamente, in cui lo spirito dei due grandi statisti è stato incarnato dalle
rispettive fondazioni nell’incontro che si è tenuto oggi pomeriggio alla
Farnesina, e in cui al rapporto stretto tra Italia e Germania è stato
affibbiato in parte il ruolo di motore di una ripartenza europeista. A partire
dai temi più attuali, quelli della necessità di porsi come interlocutore
credibile con i ‘vicini’ del Mediterraneo, come ha spiegato il ‘padrone di
casa’ Alfredo Mantica, sottosegretario agli Esteri italiano. “Quella con il
Mediterraneo è la frontiera a Sud dell’Europa, forse poco amata perché è un
impatto con una civiltà diversa. Oggi si dice che bisogna aiutare il mercato di
questi Paesi, ma nel 2010 sarebbe dovuto esserci il mercato unico mediterraneo”
e invece “il processo di Barcellona e il piano di rilancio di dialogo di
Sarkozy non hanno funzionato. Scendere in piazza per il pane – ha ricordato
Mantica in riferimento alle rivolte in atto in Egitto e Tunisia – è solo un pretesto per affermare che si
reclama più partecipazione. È un problema epocale, un fenomeno che dobbiamo
attentamente valutare, la prima grande sfida che si pone all’Europa. Bisogna
guardare al continente africano con atteggiamenti meno da Ong”. Ma per una
politica estera e di sicurezza credibile, secondo il sottosegretario, è
fondamentale chiarire la questione di ‘Mr Pesc’, l’Alto rappresentante per gli
affari esteri e la politica di sicurezza: “E’ importante e necessario quanto previsto dal Trattato di
Lisbona, ossia che l’Europa abbiamo un unico interlocutore per la politica
estera. Formalmente abbiamo una voce unica che si è definita nel tempo, e in
questo – ricorda – c’è stata una visione comune italo-tedesca, la dichiarazione
di Stoccarda anticipava questa evoluzione. Ora dobbiamo capire se vogliamo
lavorare per un’Europa davvero comunitaria, con una commissione che sia organo
di governo, o se viaggiamo verso un rapporto intergovernativo, che ha una sua
validità ma che annacqua un po’” il concetto di Unione. Balcani, Turchia sono gli altri fronti aperti: sul primo “si
deve procedere verso quello che non dobbiamo considerare come un allargamento,
ma una riunificazione dell’Europa, abbiamo lanciato l’idea della macroregione
adriatico-ionica nella convinzione che nell’Europa unita i mari non dividono,
ma uniscono”; sulla Turchia “abbiamo interesse ad una Turchia pienamente europea,
che sia ponte tra Oriente e Occidente”, aspettando che Ankara raggiunga
“standard occidentali per quel che riguarda i diritti umani”. Ma soprattutto
“bisogna ridare l’aspetto visionario dell’Europa alle nuove generazioni:
dovremmo essere capaci di insegnare ai giovani di girare pagina, costruire
l’immagine di un Europa più grande e più unità nella sua diversità per il quale
vale la pena di lottare come fecero De Gasperi e Adenauer”. Di Balcani e Nord
Africa ha parlato anche Werner Hoyer, sottosegretario di stato degli Affari
esteri tedesco, affermando che “abbiamo bisogno del lavoro importante delle
fondazioni” come De Gasperi e Adenauer “perché hanno implicazioni positive
verso Paesi così vicini, e una possibilità di approccio completamente diverse
rispetto a quelle dei governi. Dobbiamo essere noi ad aiutare i tunisini e
portarli verso il successo, anche se la nostra politica estera non è ancora
arrivata dove dovrebbe arrivare. Dobbiamo cambiare degli aspetti nella nostra
politica, siamo membri di grande progetto di integrazione in Europa, e siamo
tutti vicini diretti del Nord Africa ma anche dei paesi ex sovietici”. Per la
fondazione De Gasperi è intervenuto il vicepresidente Luigi Guidobono
Cavalchini, per il quale “la terza gamba che manca, dopo la moneta unica, è una
politica economica unitaria”. Secondo Wilhelm Staudacher, direttore della
rappresentanza della Fondazione Adenauer a Roma, “è fondamentale portare avanti
le relazioni, la filosofia tedesca e italiana si sono influenzate
reciprocamente, e non ci sono problemi
con i migranti che non sono anche problemi tedeschi. I nostri soldati
combattono insieme in Afghanistan, per cui ci devono essere soluzioni insieme
alla sicurezza”.
(Sis)