Hanno sottoposto pazienti in stato vegetativo e pazienti in stato di coscienza minima (con lesioni cerebrali gravissime ma con qualche livello di coscienza) a un particolare protocollo di stimolazione acustica mentre la loro attività cerebrale veniva registrata con un elettroencefalogramma ad alta densità.
Stiamo parlando della scoperta fatta da un gruppo di ricerca che riunisce le Università di Liegi e Milano insieme allo University College di Londra, pubblicata il 13 maggio sulla rivista Science.
Secondo la studio condotto, la presenza di un seppur minimo livello di coscienza deriverebbe dalla capacità di aree corticali primarie e associative di intrattenere interazioni bidirezionali e reciproche.
Nei pazienti in stato di coscienza minima, quando questi sono stimolati con un tono acustico diverso in una sequenza di toni omogenei, si rileva un’onda di attivazione neuronale che propaga dalle aree corticali sensoriali primarie del lobo temporale verso le aree associative frontali e, successivamente, un’onda in direzione opposta. Quest’onda di rientro era invece assente nei pazienti in stato vegetativo.
L’utilizzo e lo sviluppo di metodi capaci di “rilevare” il dialogo tra le aree cerebrali segna un importante passo per la diagnosi e la comprensione dei disturbi della coscienza in pazienti portatori di gravi lesioni cerebrali. (9colonne)