Sono cinque i militari italiani feriti, di cui uno grave, nell’attacco di questa mattina portato dai talebani alla base sotto comando italiano di Herat, nell’Afghanistan occidentale. Nell’attentato sarebbero morti almeno quattro poliziotti afgani (fonti sanitarie afgane parlano di cinque vittime) e diversi attentatori talebani, mentre anche tra i civili ci sarebbero numerosi feriti (in totale una trentina) e un funzionario del ministero degli Esteri italiano è sotto shock ma non ha riportato traumi. Come ha spiegato il ministro della Difesa Ignazio La Russa, alle 9.15 (ora italiana) “un mezzo pesante carico di esplosivo si è schiantato contro il muro di cinta del Prt (Provincial reconstruction team) e subito dopo è iniziato il fuoco incrociato dei talebani che sparavano dai tetti delle case vicine, un fuoco “che ha prodotto danni seri, anche se potevano essere maggiori”, ha detto La Russa, che ha definito l’azione un “attacco complesso”.
I militari italiani feriti appartengono al 132esimo Reggimento artiglieria di Maniago (Pordenone) e in questo momento sono tutti ricoverati a Camp Arena nell’ospedale militare spagnolo Role 2, anche il più grave dei cinque, un capitano d’artiglieria colpito all’addome che si trova tuttora in prognosi riservata. Dal 2005 ad Herat sono stati uccisi 18 militari italiani. “Grazie a Dio non abbiamo avuto decessi – ha commentato il ministro – il bilancio poteva essere molto più grave”. Secondo La Russa l’attentato rientra nel tentativo da parte del terrorismo afgano di “ritardare quello che per il terrorismo è una vera e propria sconfitta: il passaggio del controllo del territorio alla legittima autorità afgana”. Un tentativo che le autorità italiane hanno “messo in conto” perché “è facile prevedere che non vi sarà mai una condizione di sicurezza che possa impedire attacchi di tipo terroristico”, ha spiegato il ministro della Difesa, ribadendo allo stesso tempo che “dal nostro punto di vista non cambia nulla” perché ormai il processo di transizione è in atto. (9colonne)