L’Europa non è “un museo” ma “il più grande laboratorio della democrazia del mondo, che ha superato il concetto di Stato di Vestfalia”. Così l’ex premier Romano Prodi intervenendo al convegno “Europa più democratica”, a cui ha partecipato anche il Capo dello Stato Giorgio Napolitano, organizzato nella Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani in occasione dell’apertura della presidenza polacca dell’Ue. Naturalmente il processo di costruzione dell’Europa ha avuto e continua ad avere molte difficoltà, tra cui – cita Prodi – “la brutta abitudine da parte dei governi nazionali di scaricare le proprie colpe su Bruxelles”, un comportamento che nasce anche dal fatto che “l’Unione europea si è costruita senza mass media europei, e senza di essi non si riesce a costruire il demos europeo”. Dopo l’entusiasmo che ha caratterizzato la prima fase, oggi in Europa, spiega Prodi, “sono arrivati gli anni della paura che hanno impedito quel completamento dell’Ue di cui parlava anche il cancelliere Kohl”. La paura “della Cina” prima e ora “degli immigrati”, ma per rilanciare il suo progetto l’Europa, sottolinea Prodi, ha bisogno di “nuove regole”, a cominciare da una nuova governance che vada oltre il principio dell’unanimità nelle decisioni: “Dobbiamo superare l’unanimità che è la negazione della democrazia”, chiarisce Prodi.
Certo bisogna dare tutte le garanzie possibili alle minoranze di ogni genere ma “occorre impedire che il diritto di veto faccia di ogni nano un gigante”. Tra le misure che l’ex presidente della commissione europea ritiene indispensabili per l’Europa ci sono il rafforzamento del ruolo del Parlamento, il superamento del modello intergovernativo, una coerente politica di vicinato (specialmente in questo momento con i Paesi dell’Africa mediterranea) e soprattutto “una comune rappresentanza negli organi internazionali”. (Pif – 5 lug)