“Nessun ‘nero’ e nessuna irregolarità. Solo errori”. Dalle colonne del Corriere della Sera il ministro dell’Economia Giulio Tremonti risponde alle domande poste dall’ambasciatore Sergio Romano sul quotidiano di via Solferino nell’editoriale ‘Quel che Tremonti non ha detto’ sul caso Milanese. Riguardo alla casa romana in via di Campo Marzio che il ministro affittava dal deputato del Pdl pagandola in contanti mille euro a settimana, Tremonti ha affermato che trattandosi di un “rapporto tra privati cittadini” non era conseguentemente “dovuta l’emissione di fattura o vietata la forma di pagamento”. Il ministro ha spiegato inoltre che il denaro dato a Milanese, ricavato del suo stipendio da ministro (2390 euro) a cui aggiungeva “la titolarità di altri redditi”, era dunque “una somma a titolo di contributo, pagata via via per ciascuna settimana e calcolata in base alla mia tariffa giornaliera di ospitalità alberghiera. Come facevo prima e come ora appunto faccio ogni settimana in albergo”. Dunque, tutta la vicenda riguarderebbe “errori e non di illeciti”. In particolare Tremonti ammette di aver sbagliato a “non aver lasciato prima l’immobile. L’ho fatto in buona fede, ma sarebbe stato senza dubbio più opportuno dato che proprio questo è ora causa di speculazioni che avrei potuto e dovuto evitare”. Una buona fede che giustifica affermando: “Prima di fare il ministro dichiaravo al fisco 5 milioni di euro, 10 miliardi i vecchie lire all’anno”, per cui “non ho bisogno di rubare i soldi, di fregare i soldi agli italiani. Non l’ho mai fatto e vorrei continuare a non farlo”. (Kat – 29 lug)
