“Ciò che sta accadendo ci impone di ripensare i tre grandi progetti d’integrazione europea: l’euro, Schengen e la politica estera comune. Perché senza soluzioni strutturali, i mercati continueranno a punire la nostra moneta”. Lo afferma sulle pagine de El Pais, Mark Leonard, direttore del Consiglio europeo per le Relazioni estere. “Come una barca è destinata ad affondare se spinta verso il mare aperto senza che sia completa o con difetti di progettazione, così il progetto europeo è destinato a essere colpito da nuove ondate di speculazione. E’ dunque giunto il momento di affrontare i fatti: il mondo non è più disposto a scommettere sull’euro, ora vuole testare la sostenibilità del progetto europeo. Piuttosto che difendere un insostenibile status quo, i leader europei debbono reinventare i tre grandi progetti di integrazione degli ultimi 20 anni, l’euro, Schengen e una politica estera comune. Le misure d’emergenza adottate finora sono le benvenute, ma restano figlie delle lacune del Trattato di Maastricht e pertanto non rappresentano una soluzione duratura al problema. A partire da Schengen, in merito al quale si auspica la possibilità di giungere a un accordo che dia ai governi il diritto di reintrodurre dei controlli temporanei che però sia seguito dalla creazione di una politica migratoria comune, fino all’impasse che sta vivendo lo storico progetto di ampliamento dei confine dell’Unione, l’Europa appare sempre più un Continente “in stato comatoso”, come l’ha definito il primo ministro turco. L’incapacità dell’Ue di governare la sua stessa “famiglia” sta alimentando la percezione globale del suo declino, causato non tanto dall’euroscetticismo, quanto piuttosto da élite in conflitto con se stesse e assediate dal populismo”.
(8 ago – Fam)