Clamoroso a Daegu. La medaglia dei mondiali d’atletica che più di tutte sembrava già assegnata sarà al collo della persona “sbagliata”. Parlare di sbaglio sembra quasi legittimo considerando che Usain Bolt, re indiscusso della velocità, non è stato sconfitto in pista. A mettere fuori causa il campione olimpico e mondiale in carica (fino a questa mattina) è stata una clamorosa falsa partenza e un regolamento assurdo che ormai da qualche anno non prevede più la doppia falsa partenza ma sancisce il rosso immediato per chi si macchi di start anticipato. Così “l’oro di Bolt” non è più di Bolt: statistiche alla mano se l’è meritato l’atleta che meglio aveva fatto in semifinale, Yohan Blake, entrato in finale con il miglior tempo. Sorride lui e sorride la Giamaica che comunque l’oro l’ha portato a casa: Blake, infatti, condivide con Bolt la nazionalità, oltre che – a questo punto – il titolo di campione del Mondo della velocità in bacheca. Blake ha vinto in 9″92 e si è lasciato alle spalle lo statunitense Walter Dix (10″08) e l’intramontabile Kim Collins (10″09), che a 35 anni suonati porta ancora sul podio e nel medagliere il piccolo arcipelago di Saint Kitts and Nevis. Ma alla gara sembra quasi non averci badato nessuno, diretti interessati a parte. Troppa la delusione per quell’oro annunciato e sfumato. La falsa partenza di Bolt è netta. Lo capisce lui stesso che si copre il volto con la canotta di gara, poi se la sfila con rabbia e la lancia sulla pista, prima ancora di riuscire a fermarsi dallo sprint della partenza. Lo capisce il pubblico che sottolinea con un boato di delusione, che si fa ancora più grande quando viene annunciato il rosso. A quel punto scatta lo show personale di Bolt che, anche nel male, riesce a essere personaggio con la sua mimica esasperata, le mani sulla faccia, i pugni di rabbia contro i pannelli delle interviste. E pensare che alla vigilia dei Mondiali aveva detto di sentirsi sicuro solo dell’oro sui 100 a chi gli chiedeva se avesse in mente un altro “triplete” (100, 200 e staffetta). E il 10″05 ottenuto in semifinale con il vento contro e rallentando a trenta metri dal traguardo aveva lasciato intravedere addirittura la possibilità di un ritocco al record del mondo. Ora Bolt ha ancora due gare a disposizione per dimenticare il clamoroso errore di oggi ma la sensazione è che anche un doppio oro potrebbe non bastare a cancellare l’amarezza per l’appuntamento fallito con la “sua” gara. (Cog – 28 ago)