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RAI INTERNATIONAL: SERVE RINNOVAMENTO, SPINTA DA COMMISSIONE VIGILANZA

it@withub.it by it@withub.it
4 Settembre 2011
in News dal mondo HP, Protagonisti
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Rai International soffre di una cronica “incapacità gestionale” per far fronte alla quale “serve un dibattito serio” specie in un momento in cui “ci sono altri soggetti nel mercato della comunicazione, come Mediaset che ha lanciato una web-tv che mira a un target medio-alto al quale la Rai ha rinunciato”. E’ partendo da questa premessa che Eugenio Marino, responsabile del Pd Estero, ha chiamato a raccolta sabato a Firenze, in occasione della Festa Democratica nazionale dell’informazione, alcuni esperti del mondo della comunicazione e dell’emigrazione italiana, per fare un punto su quale futuro spetti a Rai International: tra le criticità maggiori, Marino indica “le voci di un improbabile accorpamento tra Rai International e Rai News” ma anche e soprattutto il fatto che “non si può pensare che Rai International sia solo una televisione per gli italiani all’estero, non può essere questo l’unico target”: piuttosto “andrebbe rivisto il modo in cui il segnale viene proiettato nel mondo e naturalmente il rapporto con il web: nel mondo globalizzato di adesso, non si può non tenerne conto”. Necessario sarebbe anche invertire il flusso produttivo perché “oggi è la biblioteca del già visto” mentre in futuro il canale per gli italiani all’estero potrebbe assumere un ruolo più propositivo. In ultimo la questione Rai World, che secondo Marino “da 5 anni vive nell’indeterminatezza e senza una mission: se il dg Lei ci volesse far sapere quale è la mission potrebbe essere una buona partenza per una fase di sviluppo”. Secondo Michele Mezza, giornalista della Rai intervenuto ieri a Firenze a una tavola rotonda sul tema, nonostante i suoi problemi Rai International resta “un settore strategico per la televisione pubblica” se non altro perché “il Paese uscirà dalla crisi se sarà capace di accreditarsi nel mondo con il proprio marchio”. Certo in questo contesto “sfortuna vuole che Rai Med chiuda proprio mentre il Mediterraneo torna a essere una scacchiere strategico a livello mondiale”. L’idea di Mezza è che “Rai International sia il braccio della comunicazione” dell’Italia nel mondo e che “abbia nell’assemblea stato-regioni il suo riferimento, e si dovrebbe fare un passo in questa direzione in comitato di vigilanza”. Secondo Mezza non ci sono problemi di budget che tengano. “L’alibi dei soldi non deve annebbiare il ragionamento, il depauperamento è conseguenza e non causa del declino del progetto editoriale, che era privo di target, strategia e strumenti adeguati”. Dunque il passo da fare è “ritrovare una bussola di geomarketing, capire a chi parliamo e perché. E poi serve un servizio che sia partner dell’azione di chi ‘intraprende’ all’estero”. Anche Mezza stringe poi un occhio al web: “Stare fuori dalla rete vuole dire non capire, non parlare, non sentire. Bisogna ragionare in termini di agenzia, nel senso di centro di produzione di contenuti e non più di canale”. Ma soprattutto mai dimenticare lo spirito del servizio pubblico: “fare sempre e comunque tutto quello che i privati non possono e non vogliono fare, ma con un occhio al 2011”. L’obbiettivo di costruire una vera e propria informazione di ritorno, quello per cui i parlamentari si erano battuti nel 2006, è forse ancora lontano dall’essere realizzato, “ma la mission principale è vendere il paese nel mondo, nono solo agli italiani”: è su questo, secondo il senatore del Pd Claudio Micheloni, l’obiettivo su cui dovrebbe lavorare la ‘nuova Rai International. “Oggi più della metà degli italiani all’estero sono nati all’estero, dunque la missione è mantenere l’interesse per l’Italia – spiega Micheloni dal palco della Festa Democratica di Firenze – Rai international soffre della miopia della politica, perché l’Italia non è l’ombelico del mondo e va promossa: forse non siamo il meglio in tutto e soprattutto quello che abbiamo non lo sappiamo vendere. La Germania e la Francia investono molto di più, c’è un senso della nazione che si vuole l’vendere nel mondo”. Insomma, “le nuove generazioni ci chiedono di far vedere al mondo che l’Italia è un paese moderno. E’ un problema culturale più che politico. Se almeno su questo punto la politica riuscisse a parlare senza calcoli, forse daremmo un aiuto all’Italia”. D’accordo su quasi tutte le critiche rivolte a Rai International, pur con qualche ovvio distinguo e alcune doverose precisazioni: Daniele Renzoni, direttore della tv per gli italiani all’estero, dal palco della festa democratica di Firenze ricorda che sotto la sua gestione “per la prima volta Rai international ha dato in anteprima un programma agli italiani all’estero” un programma su Renzo Arbore “che solo in seguito poi è passato su Rai Sat. Non siamo ancora all’informazione di ritorno, ma è già un piccolo passo”. Renzoni è d’accordo anche sul fatto che il successo della mission “non è questione di risorse, bisogna prima individuare l’obiettivo e poi valutare le risorse”, ma ricorda che “certamente ci vuole un canale in inglese per l’estero, ma Rai International per convenzione deve trasmettere in italiano. Io ho introdotto la sottotitolatura in inglese e spagnolo per attirare le nuove generazioni, ma se vogliamo trasmettere in inglese serve un altro canale o rivedere la convenzione di Rai International”. Per quanto riguarda la programmazione, il direttore ricorda che da inizio ottobre porteremo da 5 a 8 i programmi informativi durante la giornata e rispondendo ad alcune critiche costanti sulle scelte relative al palinsesto spiega che “il punto dove mettersi d’accordo è questo: le comunità di italiani all’estero la sera vogliono la fiction, la mattina Unomattina, il pomeriggio La vita in diretta”. Ma secondo Renzoni il vero problema è quello legato alla distribuzione “perché noi non controlliamo l’ultimo miglio, non portiamo il segnale nelle case ma lo diamo a un satellite che lo rimanda a terra, infarcendolo anche di programmi che non c’entrano nulla con noi, creando una confusione che dapaupera anche quel poco che facciamo”. “Ripensare la missione internazionale della Rai dalla a alla zeta attraverso legami con le Regioni, e anche il mondo privato, che potrebbe avvantaggiarsene”. E’ questo che propone Fabrizio Morri, capogruppo del Pd in Commissione di Vigilanza Rai, al termine del dibattito su Rai International che si è tenuto a Firenze. Ed è a tal fine che Morri si impegna per portare in commissione “la questione che l’offerta internazionale è insufficiente” provando “a porla nel quadro della ridefinizione del servizio pubblico nell’era del web e della modernità” così da “riprendere dalle fondamenta” il problema “attraverso un canale dedicato. E poi l’idea di avere un tavolo nella conferenza stato-regioni, di farsi conoscere per attrarre investimenti…”. Morri, per il quale è “fuori di dubbio che abbiamo bisogno anche di un canale che parli anche altre lingue” accoglie la suggestione secondo cui “le crisi possono costringere a innovare quello che non va” ricordando che “siamo l’unico paese che non ha saputo o voluto usare” l’arma dei propri emigrati “per costruire qualcosa di utile sia per quelli che sono andati via che per quelli che sono rimasti qua, pur avendo speso tanti soldi in maniera non adeguata”. Secondo Morri “la politica ha trattato il problema con eccesso di provincialismo, e il campo dell’informazione è quello che in cui soffriamo di più nel tradurre il cambiamento. E’ sufficiente quello che noi diamo come offerta? – si chiede il capogruppo – Se no, compito della politica è trovarne una migliore. Ma bisogna considerare non residuale la voglia degli italiani all’estero di vedere qualcosa dell’Italia, e qualcosa che si vede in Italia”. (Sis – 4 set)

 

 

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