Un governo di larghe intese, “un patto di fine legislatura” tra “tutti gli uomini di buona volontà” con l’appoggio del Pdl e del Pd e con un premier dotato di “credito internazionale”. In altre parole, un nuovo governo di unità nazionale senza Berlusconi premier da formare dopo l’approvazione della manovra. È questa in sintesi la proposta del presidente della commissione Antimafia Beppe Pisanu – avanzata in un’intervista a Repubblica – che ha attirato le critiche degli esponenti di governo e maggioranza che hanno preso le distanze da quella che hanno definito un “manovra di Palazzo”, in contraddizione con la scelta fatta dagli elettori. E proprio le elezioni, anticipate o a fine legislatura, sono per esecutivo e maggioranza l’unica strada percorribile. Dal Pdl risponde il capogruppo alla Camera Fabrizio Cicchitto secondo cui “spesso nei momenti difficili, sembra che la via più facile sia quella delle cosiddette larghe intese, ma si tratta o di illusioni o di manovre politiche tutt’altro che al di sopra delle parti”. Più duro il ministro della Difesa Ignazio La Russa che boccia categoricamente la proposta: “Non è la prima volta che lo fa, ma credo che dovrà rassegnarsi ancora una volta”, ha detto La Russa parlando di Pisanu. “Non credo si possa piegare al proprio desiderio, anche personale, una realtà politica che rende fuori da ogni possibilità e da ogni logica la sua proposta. I governi li fanno gli elettori e non si fanno come se fossimo in cucina”. A escludere la proposta di Pisanu anche qualche esponente del Pd, come il responsabile per le riforme Luciano Violante che definisce “un po’ superfluo” un governo di unità nazionale proposto da Pisanu: “Piuttosto che alle formule – dice Violante – bisogna pensare ai contenuti. Dobbiamo restituire credibilità complessiva al nostro Paese prima mettendo a posto i conti, poi facendo una nuova legge elettorale e riducendo il numero dei parlamentari. Chiunque faccia questo è benvenuto. Quindi discutere di formule è un po’ superfluo”.
(Cle – 7 set)