“Rifondiamo la politica con uomini nuovi” il titolo dell’intervento sul Sole 24 Ore di Raffaele Bonanni a commento di un articolo dell’arcivescovo di Chieti, monsignor Bruno Forte, pubblicato dal quotidiano, nel quale l’alto prelato invoca rinnovamento e riforme nella politica italiana. “È uno spettacolo desolante quello offerto dalla politica in questa fase. Scandali, litigi, piazze rumoreggianti, demagogia, populismo. C’è un deficit politico preoccupante che va anche al di là dei freddi numeri della Borsa o del livello preoccupante dei titoli pubblici – scrive il segretario generale della Cisl -. I problemi economici e sociali che abbiamo di fronte richiederebbero una larga condivisione, una grande coazione nazionale della ‘responsabilità’ capace di affrontare con il dovuto rigore, ma anche con la necessaria equità sociale, il problema dell’abbattimento del debito pubblico e contemporaneamente del rilancio della crescita”. Secondo Bonanni “per risalire la china della crisi occorre ricostruire innanzitutto un ‘capitale sociale’ di fiducia che può venire soltanto dalla valorizzazione di una diffusa partecipazione democratica dei cittadini e delle loro organizzazioni. Occorre assumere un atteggiamento positivo nei confronti del futuro. Ha ragione l’arcivescovo di Chieti: i nuovi protagonisti della politica andrebbero individuati attraverso un movimento di partecipazione che nasca il più possibile dal basso. Dall’associazionismo cattolico, ma anche dalle varie espressioni del volontariato laico, dai ‘movimenti’ che interagiscono oggi nelle varie realtà sociali del nostro Paese”. “L’arcivescovo di Chieti ha colto un punto su cui la Cisl insiste da tempo – prosegue -: toccare le spese dello stato sociale è ammissibile solo nella misura in cui ad essere tagliati siano gli sprechi ed i guadagni esagerati di alcuni. Chi guadagna o possiede di più deve dare un contributo straordinario per ‘salvare la barca comune’. Non si tratta di fare del facile moralismo o peggio del qualunquismo, fine a se stesso. Ma è lecito domandarsi: come si può discutere di innalzare l’età pensionabile o modificare i coefficienti di calcolo della pensione, quando ci sono ‘caste’ di privilegiati, che vanno in pensione a cinquanta anni con il 100% dell’ultimo stipendio? Come si possono chiedere ulteriori sacrifici ai lavoratori quando ci sono ben 160 mila consulenti nei palazzi della politica, alcuni dei quali costano all’erario un milione di euro all’anno?”.
(Red – 20 set)