Per il presidente di Sinistra ecologia e libertà ora l’Italia potrà liberarsi “da quella vera e propria vergogna che è il Porcellum” e se “la democrazia nel nostro Paese non può più essere umiliata come è successo finora”, il referendun “può diventare il grimaldello democratico per scardinare un sistema di potere, che ha in questo oscuro sistema elettorale uno dei suoi punti di forza, e che dimostra ogni giorno di più la propria insostenibilità”. A promuovere la consultazione popolare, oltre al Comitato e alla Rete referendaria di Segni, sono stati l’Idv, Sel, il Partito liberale, i Popolari (ex asinello) e il Partito democratico, anche se non ufficialmente. Una posizione “ibrida” che Pier Luigi Castagnetti ritiene vincente rispetto al risultato ottenuto e la spiega così: “Il Pd ha aiutato in due modi al raggiungimento del numero delle firme: con i banchetti messi alle sue feste e con la sua posizione ufficiale ambigua, che ha fatto arrabbiare i suoi elettori e li ha spinti ad andare a firmare”. Tuttavia l’ex segretario del Partito popolare non nasconde che la posizione rispetto al referendum è un nodo da sciogliere all’interno del Pd e annuncia che questo sarà “un tema che entrerà nel dibattito della Direzione di lunedì”. Depositate le firme, ora la Cassazione avrà tempo fino alla metà di dicembre per controllarne la legittimità e dare il suo via libera, poi servirà quello sull’ammissibilità del quesito da parte della Corte costituzionale e il voto potrebbe svolgersi la prossima primavera, tra il 15 aprile e il 15 giugno, sempre che le Camere non vengano sciolte in anticipo. L’eventuale vittoria dei “Sì” farebbe tornare in vita il sistema elettorale precedente, il cosiddetto Mattarellum, che determinava l’elezione del 75% dei parlamentari in collegi uninominali (dove viene eletto un solo parlamentare fra più candidati) e il restante 25% con il sistema proporzionale. Per Antonio Di Pietro ora che “i cittadini hanno fatto sentire con forza la loro voce”, una nuova legge elettorale “dovrà consentire agli italiani di scegliere i loro rappresentanti”. L’Idv, però, per un’eventuale riforma elettorale da approvare in Parlamento così da evitare il referendum, pone tre condizioni: “D’ora in poi i condannati non debbono essere più candidati, coloro che sono sotto processo non potranno avere incarichi di governo e chi fa il parlamentare non deve svolgere altra attività, basta con gli avvocati che la mattina si fanno le leggi in Parlamento e il pomeriggio vanno a discutere in Tribunale”. Insomma, l’Italia dei valori dopo il successo di questa iniziativa rilancia e lo fa anche rispetto a un altro suo cavallo di battaglia: “La settimana prossima depositeremo una legge di iniziativa popolare che riguarda l’abrogazione delle Province”, annuncia Di Pietro all’ingresso del Palazzaccio a Roma. Un’altra sfida sulla strada delle riforme, che in parte sono già state avviate nei due rami del Parlamento: un disegno di legge per l’abolizione delle Province è incardinato in commissione Affari costituzionali alla Camera, insieme a uno per l’introduzione dell’obbligo del pareggio di bilancio in Costituzione, mentre al Senato dovrebbe arrivare entro ottobre in Aula il disegno di legge costituzionale per la riduzione del numero dei parlamentari. (30 set – Pif)