La repressione e la violenza di stato sono destinate a continuare a flagellare il Medio Oriente e l’Africa del Nord anche nel 2012, se i governi della regione e le potenze internazionali non si dimostreranno all’altezza dei cambiamenti richiesti. E’ quanto ha dichiarato oggi Amnesty International, diffondendo un rapporto di 80 pagine dal titolo “Un anno di rivolta. La situazione dei diritti umani in Medio Oriente e Africa del Nord”, sui sensazionali avvenimenti del 2011 (disponibile on-line): un anno in cui, da un lato, i governi della regione hanno mostrato di essere disposti a ricorrere alla violenza estrema per cercare di resistere alla richiesta senza precedenti di profondi cambiamenti; e dall’altro, i movimenti di protesta hanno fatto vedere di non avere la minima intenzione di voler abbandonare i loro ambiziosi obiettivi o di accontentarsi di riforme di facciata. Nonostante il grande ottimismo diffusosi in Africa del Nord con la caduta dei regimi longevi di Tunisia, Egitto e Libia, Amnesty International ha rilevato che questi successi non sono stati cementati da profonde riforme istituzionali, tali da evitare il ripetersi dello stesso genere di violazioni dei diritti umani del passato. L’organismo al potere in Egitto, il Consiglio supremo delle forze armate (Scaf), ha ripetutamente promesso di dare seguito alle richieste della “rivoluzione del 25 gennaio” ma, secondo le ricerche di Amnesty International, si e’ reso responsabile di una serie di violazioni dei diritti umani per certi versi persino peggiori di quelle dell’era di Mubarak. L’esercito e le forze di sicurezza hanno violentemente soppresso le proteste, causando almeno 84 morti negli ultimi tre mesi del 2011. Sono continuate le torture durante la detenzione e le corti marziali hanno processato piu’ civili in 12 mesi che nei 30 anni precedenti. Alle donne sono stati inflitti particolari trattamenti umilianti, con l’obiettivo di farle desistere dalla protesta. A dicembre, le forze di sicurezza hanno fatto irruzione nelle sedi di varie organizzazioni non governative locali e internazionali in quello che è apparso un tentativo di azzittire le critiche nei confronti delle autorità. (Red – 9 gen)