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A Milano tutte le “Donne di Life”

it@withub.it by it@withub.it
12 Febbraio 2012
in Archivio speciali - Mostre
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SPECIALE MOSTRE, A MILANO LE DONNE DI “LIFE”
La prima, storica, copertina di LIFE è stata firmata proprio da una donna: Margaret Bourke White. Lei, mitica pioniera della fotografia di industria, di reportage, d’indagine sociale, ha realizzato l’immagine della diga di Fort Peck che inaugurò la fortunata serie di numeri di LIFE, era il 23 novembre del 1936. A lei è riservato il posto d’onore della mostra “Donne di Life” che si tiene fino al 10 marzo nella nuova sala di Forma Galleria, a Milano. In mostra anche altre fotografe che hanno segnato la storia della rivista. Nina Leen, Lisa Larsen, Martha Holmes hanno saputo registrare, da un numero all’altro e da un’annata all’altra, soprattutto la donna americana, i suoi cambiamenti, i suoi miti, il suo stato sociale da angelo del focolare a manager, la sua emancipazione. Le 35 fotografie in mostra, provenienti dalla LIFE Gallery of Photography di New York, celebrano il lavoro e la sensibilità di queste autrici nel 75.mo anniversario dalla pubblicazione di quel primo, ormai leggendario, numero di Life. Insieme ad alcuni celebri ritratti di Alfred Eisenstaedt, queste foto raccontano anche l’evoluzione della donna e della sua immagine. Alcune stampe sono firmate, altre sono in tiratura limitata; alcune recano un timbro-firma a secco. Tutte le opere sono in vendita, con prezzi a partire da 1.500 euro. Le opere sono inoltre accompagnate da un certificato di autenticità rilasciato dagli archivi Life, che traccia la storia della foto e del negativo, oltre al certificato di autenticità rilasciato da Forma Galleria. (PO / red)

SPECIALE MOSTRE, A MILANO LA GRANDE RETROSPETTIVA SU MAPPLETHORPE
Per la prima volta a Milano, una grande retrospettiva – fino al 9 aprile alla Fondazione Forma per la Fotografia – ripercorre la carriera artistica, potente e provocatoria, di Robert Mapplethorpe, oggi unanimemente considerato uno dei più importanti fotografi del ventesimo secolo perché, come i grandi artisti sanno fare, è riuscito a essere nello stesso tempo classico e attuale: testimone del proprio tempo e astratto in una sorta di perfetta atemporalità. La mostra, proveniente dalla Robert Mapplethorpe Foundation di New York, comprende 178 fotografie e rappresenta un’occasione unica per ripercorrere, con un unico sguardo retrospettivo, il lavoro di Mapplethorpe, dalle prime polaroid di inizio anni Settanta, fino ai suoi celebri still life, ai fiori, ai ritratti, alla sconcertante serie dedicata a Lisa Lyon, alle splendide immagini dedicate al corpo maschile, indagato e celebrato come mai prima di allora, all’omaggio alla sua musa Patti Smith, agli insoliti, teneri e malinconici ritratti di bambini. Scoperto di essere malato di Aids, nel 1986, l’artista accelererà il suo processo creativo, ampliando l’ambito artistico, lo scopo della sua ricerca fotografica e accettando l’aumento impegnativo delle commissioni. Il Whitney Museum of American Art realizza la sua prima retrospettiva in America nel 1988, un anno prima della sua morte avvenuta nel 1989. Nel 1988 lo stesso artista ha creato la Fondazione Robert Mapplethorpe per promuovere la fotografia, supportare i musei che espongono l’arte fotografica e per finanziare la ricerca scientifica nella lotta contro l’Aids. (red)

SPECIALE MOSTRE, LA “RAGAZZA AFGANA” DI STEVE MCCURRY

Steve McCurry non è solo uno dei più grandi maestri della fotografia del nostro secolo, premiato diverse volte con il World Press Photo Awards che si può considerare come una sorta di premio Nobel della fotografia, ma è un punto di riferimento, anche in Italia, per un larghissimo pubblico, soprattutto di giovani, che nelle sue fotografie riconoscono un modo di guardare il nostro tempo e, in un certo senso, “si riconoscono”. Oltre 200 fotografie del 61enne artista di Philadelphia – tra cui il celebre ritratto della ragazza afgana dagli occhi verdi – sono presentati da oggi al 29 aprile in una mostra allestita al Museo d’Arte Contemporanea di Roma, negli spazi espositivi della Pelanda al Macro Testaccio, a cura di Fabio Novembre. L’allestimento è pensato come un villaggio nomade con una serie di volumi che si compenetrano tra loro per restituire quel senso di umanità che si respira nelle foto di McCurry. Ci sarà quindi tutta la storia della ragazza afgana, con scatti mai visti e con il materiale raccolto in giro per il mondo dallo stesso McCurry, che fa ripercorrere la storia di quella che è diventata una vera e propria icona del conflitto afghano sulle pagine del National Geographic nel mondo. Presentati anche i lavori piu’ recenti: come il progetto “The last roll” con le 32 immagini scattate utilizzando l’ultimo rullino prodotto dalla Kodak e quelle degli ultimi viaggi in Thailandia e in Birmania con una serie di immagini dedicate al Buddismo, oltre a un inedito su Cuba ed una selezione delle sue “fotografie italiane”, in occasione del 150.mo dell’Unità. La mostra è promossa dall’assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico di Roma Capitale – Sovraintendenza ai Beni Culturali, dal Macro Museo d’Arte Contemporanea Roma, e da Civita.
(PO / red)

MOSTRE, A ROMA INSTALLAZIONE ARTISTICA SULLA PAURA

Il progetto “La paura dell’altro”, installazione di Sergio Ragalzi e Paolo Grassino, ideato appositamente per gli spazi della Sala Santa Rita, a Roma, dove viene presentato fino all’1 marzo, mette a confronto due generazioni diverse di artisti, entrambi torinesi, l’uno in passato allievo dell’altro. Punto di partenza del progetto è il concetto di paura. Sergio Ragalzi propone tre tele verticali di grandi dimensioni appartenenti al ciclo pittorico delle “Scimmie” realizzate appositamente per la Sala Santa Rita, nel quale la paura viene intesa come momento di passaggio. Ragalzi individua, infatti, nel terrore che si dipinge nel volto dell’animale il momento di passaggio dallo stato bestiale alla coscienza, prerogativa esclusiva dell’uomo. Paolo Grassino presenta una scultura-installazione in cemento in cui una figura umana, attraversata da lampadine che illuminano in maniera prepotente lo spazio antistante all’opera, rivela la paura e l’incertezza del futuro.(red)

SPECIALE MOSTRE, A TRIESTE LA NATURA DA’ SPETTACOLO

Dipinti, fotografie, sculture, video e installazioni di 82 artisti contemporanei provenienti da 18 diverse nazioni. Attraverso una sequenza di immagini sublimi “Il fuoco della Natura”, mostra promossa dal Comune di Trieste, fino al 9 aprile all’ex Pescheria, presenta i simboli della forza e della bellezza della Natura al giorno d’oggi, in questo momento di instabilita’ ambientale e di cambiamenti climatici, prendendo una posizione decisa su tematiche locali e globali quali l’inquinamento, le specie in via di estinzione e gli habitat che stanno scomparendo. Iniziando da tre paesaggi classici della fotografia in bianco e nero di Ansel Adams, la mostra propone esempi storici di maestri della fotografia come Robert Mapplethorpe, Gianni Berengo Gardin, Franco Fontana e Mario Giacomelli. “Il fuoco della Natura” presenta inoltre opere dei maestri americani della Pop Art, quali Robert Rauschenberg, James Rosenquist e Jim Dine, grandi stelle dell’arte britannica come Darren Almond, Mat Collishaw e Marc Quinn, e fuoriclasse come il russo Oleg Kulik, il macedone Robert Gligorov, gli americani Ed Ruscha, Bill Beckley e Andres Serrano, l’olandese Anton Corbijn, i tedeschi Elger Esser e Julian Rosefeldt. Diverse opere raffigurano inoltre la natura che combatte valorosamente. Ne sono esempio la foresta che ricresce lentamente nei luoghi dove furono costruiti gli impianti per i Giochi Olimpici invernali del 1956 a Cortina (Massimo Crivellari), le piante selvatiche che bonificano una casa abbandonata (Stefano Scheda), cosi’ come l’imponente lightbox di Giacomo Costa con una giungla che stritola alcune rovine architettoniche postatomiche, presentata nel 2009 alla Biennale di Venezia.
(red)

 

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