Circa 1 milione e 600 mila italiani adulti, che abitualmente russano nel sonno e che quindi riposano male, soffrono della sindrome delle apnee ostruttive e corrono un rischio fino a sette volte maggiore di provocare un incidente stradale. Eppure solo il 10% di questi soggetti a rischio è consapevole del problema e lo affronta con terapie appropriate: pur evitando inutili allarmismi, è urgente una azione concreta e precisa rivolta agli utenti, coinvolgendo medici, associazioni e operatori. E’ questo uno dei temi trattati nel convegno “Le relazioni pericolose tra sindrome delle apnee ostruttive durante il sonno e gli incidenti stradali: da problema a occasione per promuovere salute e sicurezza” organizzato nell’ambito del Premio Sapio per la Ricerca Italiana, in collaborazione con Automobile Club Milano nella sede dell’Aci di corso Venezia. “Automobile Club Milano – ha sottolineato il vicepresidente Geronimo La Russa – dedica particolare attenzione, con ricerche studi e campagne di comunicazione, allo stato psicofisico dei conducenti. Indagini, a cui abbiamo anche partecipato nel recente passato, hanno dimostrato che la sonnolenza al volante è causa o concausa di almeno il 20% dei sinistri stradali. Aci Milano, dunque, prosegue il suo impegno per la sicurezza stradale e da domani avvieremo un proficuo lavoro con promotori e partecipanti di questa iniziativa, per affrontare il problema sensibilizzando le varie categorie di conducenti”. “La relazione fra sonnolenza e incidentalità stradale è ormai dimostrata -ha sintetizzato il responsabile scientifico della manifestazione, Francesco Fanfulla, del Servizio autonomo Medicina del Sonno della Fondazione Maugeri di Pavia – e chi soffre di apnee ostruttive – in Italia ben 1.600.000 di italiani adulti – è ancora più a rischio, per sé e per gli altri”. I dati della Polizia locale del Comune di Milano, illustrati dal commissario capo Pietro Garbagnati, indicano che gli incidenti dovuti alle varie anomalie legate allo stato psicofisico, e fra queste quelle legate alla sonnolenza, sono sicuramente sottostimati per le difficoltà sia di raccolta e codifica dei dati, sia di tipo analitico per l’individuazione delle singole tipologie. Tuttavia si può stimare che la percentuale dell’1 – 2 % attribuita alle anomalie per sonno dalle attuali statistiche, possa essere, in ambito urbano, almeno il doppio, considerando anche anomalie non codificate e le interazioni fra le stesse. (Red – 12 feb)
