MILANO CELEBRA IL WRITER RAPTUZ
Le sue opere si generano e nascono nelle città plumbee dei dormitori, dei gasometri, nella terra promessa delle periferie dei sobborghi. In quella che Raptuz, artista di strada cresciuto nella vasta periferia lombarda, ha ribattezzato “La strada madre” e che dà il titolo alla mostra delle sue opere che si tiene fino al 9 marzo alla Galleria Schubert di Milano. In mostra una serie di tele realizzate con vernice spray, acrilici, smalti, idropitture realizzate con tecniche e materiali classici della tradizione writing, soprattutto: vernice spray, acrilici e smalti, idropitture. Raptuz prepara le tele in modo da simulare il muro grezzo, spesso utilizza stencils tagliati a mano e poi distrutti dopo un solo utilizzo. Al loro fianco, Raptuz non disdegna l’utilizzo di applicazioni di oggetti che hanno un significato simbolico, che conosce bene e fanno parte del suo vissuto, tipo: pennelli, matite da muratore, pezzi di cartone, bombolette, proiettili, bandane e naturalmente il talento. In occasione della mostra viene presentata la monografia nella quale l’artista milanese, oggi 43enne, fondatore nel 1990 della TDK Crew, che diverrà un mito nell’ambiente del writing italiano, festeggia il suo 25.mo anniversario di writing e scrive: “La strada mi ha dato guai, ma mi ha anche tolto dai guai, dal momento in cui ho focalizzato la mia energia sul writing piuttosto che sulle altre cattive strade che avrei potuto facilmente prendere”.
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AL VITTORIANO L’AVVENTURA DELLA SPELEOLOGIA
La mostra “I colori del buio. Esplorando il pianeta sotterraneo”, ospitata da domani al 25 marzo presso il Complesso del Vittoriano, è promossa e curata dall’Associazione la Venta, un gruppo no profit che da vent’anni svolge ricerche multidisciplinari in tutto il pianeta, prevalentemente in ambienti sotterranei e che ad oggi ha organizzato oltre sessanta spedizioni esplorative in molte regioni remote della Terra: dall’Antartide alla Patagonia, dal Myanmar al Messico, dall’Asia centrale al Venezuela. L’esposizione, la più completa mai realizzata in Italia sulla speleologia e sugli ambienti sotterranei naturali del pianeta, è un viaggio attraverso i più importanti progetti di ricerca del gruppo La Venta, un viaggio dalle città perdute nella selva ai cristalli più grandi del mondo ma anche la conferma che le fantastiche rappresentazioni del mondo sotterraneo di Jules Verne non erano troppo lontane dalla realtà. La rassegna, alla quale il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha conferito una propria medaglia di rappresentanza, si avvale del patrocinio di Senato, Camera, Roma Capitale, Ambasciata del Messico in Italia, Union Internationale de Spéléologie, Società speleologica italiana, Club Alpino Italiano.
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A FIRENZE I TESORI DEL COLLEZIONISMO
Firenze, 24 feb – Dovendo convivere con Uffizi e Accademia, a Firenze sono considerati musei minori anche il Bardini, lo Stibbert, lo Horne e tanti altri, benché stracolmi di capolavori. Nascono però tutti da un’identica passione per il collezionismo: prima i Medici e i Lorena, poi un pugno di antiquari avventurosi e di facoltosi anglosassoni, che nei decenni post unitari a cavallo tra Ottocento e Novecento, scelsero di vivere a Firenze. Fu un’epoca d’oro, di business milionari, grazie anche alla confisca degli sterminati beni ecclesiastici ed alla decadenza di tante nobili famiglie, all’origine di uno tsunami di capolavori di ogni genere, che inondò il mercato a prezzi d’occasione. Ma anche di estetismi travolgenti e nostalgie per un passato idealizzato, che contribuì a radicare in Europa e oltre Atlantico i miti del Rinascimento, della stessa Firenze e della secolare tradizione di qualità dell’artigianato artistico locale. Quasi obbligato, dunque, l’omaggio a quegli anni ideato dal progetto Piccoli Grandi Musei con l’iniziativa “Le stanze dei tesori. Meraviglie dei collezionisti nei musei di Firenze” (fino al 15 aprile) – sintesi a Palazzo Medici Riccardi di un percorso espositivo che si snoda tra i vari musei figli di quelle raccolte: Bardini, Horne, Palazzo Davanzati nel centro storico, la Fondazione Romano in Oltrarno (Piazza S. Spirito), lo Stibbert nel quartiere di Rifredi e il ‘museo sacro’ Bandini a Fiesole.
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AL QUIRINALE LA BIBLIOTECA DI MARGHERITA DI SAVOIA
Roma, 24 feb – Fino al 17 marzo si tiene nella Sala delle Bandiere del Palazzo del Quirinale, l’esposizione “Margherita di Savoia e la Biblioteca del Quirinale”, che costituisce una specifica sezione della mostra “Il Quirinale. Dall’Unità d’Italia ai giorni nostri”, allestita in occasione delle celebrazioni per il 150.mo anniversario dell’Unità d’Italia. Il percorso espositivo evidenzia la ricca personalità della prima Regina d’Italia e personaggio di spicco nell’ambito di Casa Savoia, focalizzando l’attenzione sul suo rapporto privilegiato con la Biblioteca del Quirinale, il cui nucleo fondante è costituito da una cospicua parte della sua biblioteca privata. La mostra è corredata da postazioni multimediali per la lettura di e-books e di riproduzioni virtuali dell’originaria biblioteca della Regina (Piffetti) e dell’attuale Biblioteca della Presidenza della Repubblica. In sottofondo una scelta di brani musicali, connessi al legame di Margherita con la musica.
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LA PRIMA COLLETTIVA SUL NEOPANTEISMO
E’ all’insegna della giovane arte internazionale la prima esposizione del 2012 organizzata da Officine dell’Immagine, a Milano, in collaborazione con Strychnin Gallery di Berlino. La collettiva Selva Obscura, che si tiene fino al 25 marzo, attraverso 19 artisti in mostra e circa 40 opere, inquadra per la prima volta il Neopanteismo, una tendenza artistica che a macchia di leopardo si è diffusa in tutti i continenti. Chris Berens, Lisa Black, Daniel Martin Diaz, Tessa Farmer, Lisa Mei Ling Fong, Skeleton Heart, David Hochbaum, Bethany Marchman, Nunzio Paci, Michael Page, Marcus Poston, Hikari Shimoda, David Stoupakis, Squp, Eric van Straaten, Kevin Earl Taylor, Raf Veulemans, Fernanda Veron, Nicol Vizioli attraverso media e linguaggi differenti fra loro, pongono al centro delle loro opere, con disincanto o speranza, la Natura, che sia essa madre o matrigna. Gli artisti neopanteisti mescolano così cultura pop del secolo scorso, l’ispirazione classica e l’animismo alchemico. Dalle apocalittiche installazioni tassidermiche di Tessa Farmer alle stratificazioni pittoriche di Nunzio Paci e Raf Veulemans; dalla pittura acida di Hikari Shimoda alle mistiche fotografie di Squp, Nicol Vizioli e Fernanda Veron, dalla scultura steampunk di Lisa Black, che unisce tassidermia e metallo, alla pittura visionaria di Kevin Earl Taylor, agli assemblaggi di oggetti perduti e reinventati di Marcus Poston e Lisa Mei Ling Fong.
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