Comincia a perdere pezzi il regime di Bashar al Assad in Siria. Si è dimesso durante la notte il viceministro del Petrolio, Abdo Hussameddine, che ha poi annunciato di voler passare all’opposizione: “Mi unirò alla rivoluzione del popolo che rifiuta l’ingiustizia e la campagna brutale del regime” ha detto in un video Hussameddine. Nel frattempo l’ex segretario generale Onu Kofi Annan, dal Cairo, dove ha incontrato il segretario della Lega Araba Nabil el-Arabi, ha dichiarato che farà “il possibile per sollecitare e fare pressione per la fine delle ostilità e la fine delle stragi e della violenza. Il popolo siriano merita di meglio: è un popolo antico e coraggioso che è stato intrappolato nel mezzo”. La violenza nel Paese ha raggiunto un livello “eccessivo e inaccettabile sotto qualsiasi punto di vista e deve cessare immediatamente”. “Chiederemo al governo e al vasto arco dell’opposizione – ha detto ancora Kofi Annan – di mettersi insieme e lavorare con noi per trovare una soluzione che rispetti le aspirazioni del popolo siriano”. Anche l’inviato cinese in Siria, Li Huaxin, ha chiesto al presidente siriano di porre fine “immediatamente, completamente e senza condizioni” alle violenze all’interno del Paese e di aiutare l’Onu e la Croce rossa internazionale nel sostegno ai civili in tutta la Siria. Sarebbero infatti almeno 56 le persone uccise oggi, 44 solo ad Homs, dalle forze fedeli al presidente Bashar al Assad. Si sarebbe trattato di esecuzioni sommarie di parenti di dissidenti, secondo quanto denunciano gli oppositori del regime siriano. E dopo Homs, la prossima città a finire nel mirino delle forze leali al governo siriano potrebbe essere Idlib, nel nord-ovest della Siria. (Cle – 8 mar)
