(17 apr) – “Mi sono laureata a Viterbo lo scorso ottobre in mediazione linguistica e oggi lavoro nel customer care della Reckitt Bankisier, una grande multinazionale inglese dove mi occupo sia del mercato italiano che di quello inglese. Il mio sogno però, è lavorare in una organizzazione non governativa ed è questo il vero motivo per il quale mi sono trasferita qui”. Marilena Ricciardi ha 27 anni e vive a Londra da un anno e mezzo: “Sono arrivata in Inghilterra durante il mio ultimo anno di Università. Qui ho preparato il mio ultimo esame e la tesi”. Oggi non si lamenta di lavorare in quella che è una delle aziende leader nel settore dei prodotti di pulizia ma non vuole ‘perdere di vista’ progetti e aspirazioni: “In Italia collaboravo a un progetto per una Ngo che si occupa di rifugiati politici e immigrazione. Insegnavo italiano agli stranieri e ha fatto da mediatrice linguistico-culturale. Quello che voglio davvero è cercare di mettere un po’ di soldi da parte per potere fare un buon master e definire al meglio la mia ‘posizione’”. Marilena, originaria di un paese del salernitano, fa parte della generazione di “nuovi emigranti” che complice la crisi e la disoccupazione ha deciso di andare a lavorare all’estero e crearsi così un futuro migliore: “Le differenze con l’Italia sono palesi – racconta – anche se il mondo del lavoro anche qui è una giungla almeno si vede una luce infondo al tunnel. Ho la consapevolezza però che tutto dipende da me e da quanto mi impegnerò: sta esclusivamente a me mettercela tutta”. Marilena sottolinea anche le differenze contrattuali: “I contratti di lavoro dopo un periodo di prova che dura sei mesi diventano quasi sempre a tempo indeterminato”. Sono tanti poi, gli aspetti positivi che l’accompagnano in questa vita londinese: “Non mi sono sentita mai così ‘seguita’ dallo Stato – racconta ironica Marilena che spiega: – la maggior parte delle analisi qui è gratis o quasi. Sono stata disoccupata un mese e ho ricevuto velocemente 400 sterline perché avevo fatto richiesta di benefit. Senza dimenticare – conclude – le tante iniziative per i giovani: dai musei gratis ai mutui agevolati e per chi vuole comprare una casa”. Oggi la giovane campana non esclude di tornare in Italia. Lavoro permettendo ovviamente: “Mi manca il mio Paese e non solo gli affetti e il buon cibo. Mi sento italiana al 100%: leggo i giornali on line e vedo i programmi di approfondimento in streaming. Amo la mia patria e soffro del fatto che per ora non ho la possibilità di tornare. Ma spero di farlo, un giorno”. E sui suoi coetanei dice: “Penso che alla soglia dei trenta anni non sia possibile non avere una stabilità economica e un equilibrio professionale. Credo che sia una grande trappola quella in cui sono caduti molti dei miei coetanei: non dovrebbe essere ‘normale’ vivere con i genitori, lavorare a nero e non poter inseguire le proprie passioni e aspirazioni”. Ogni scelta però è una perdita e serve coraggio e determinazione: “Le difficoltà per chi vive all’estero sono tante – ammette la stessa Marilena – vivere lontano dei propri cari, doversi abituare ad una nuova società, cominciare da zero anche nelle piccole cose. E’ dura”. La mediatrice linguistica nonostante “i sacrifici e lo stress” è contenta però “dell’investimento” che sta facendo su se stessa, come definisce la sua avventura londinese: “E’ quello che volevo”. “Da appassionata di flussi migratori è divertente pensare a me stessa come un’immigrata ma credo che vivendo in Europa non posso davvero definirmi tale”. (Gil)
