(18 mag) Da settimane “Se ti abbraccio non aver paura” (Marcos y marcos; euro 17; pp. 320) si trova ai primi posti delle classifiche dei libri più venduti su Internet e nelle librerie. L’autore Fulvio Ervas racconta la storia di Franco e Andrea, padre e figlio, che decidono di partire per un viaggio in moto attraverso gli Stati Uniti e l’America del Sud. Tutto normale, se non fosse che Andrea è un ragazzo autistico e la loro è una storia vera che Fulvio Ervas, prima di scriverla, ha ascoltato in prima persona. “Una parte importante del lavoro per questo romanzo, dopo aver letto gli appunti di viaggio, è stata soprattutto ascoltare, per quasi un anno, dalla voce di Franco le sensazioni, le riflessioni, gli elementi di ogni episodio accaduto, le sfumature – ha spiegato Ervas, – Franco è stato bravissimo a comunicare grandi suggestioni”. “La realtà, come ben sappiamo, è talmente fitta di dettagli e avvenimenti che narrarla significa sempre applicarle dei filtri e tradurre, con il proprio linguaggio e sensibilità, oggetti, sensazioni, sequenze di fatti – ha proseguito Ervas spiegando il processo che ha portato alla stesura del romanzo, mescolando la realtà all’immaginazione dell’autore. – Questo ha significato, semplicemente ma accuratamente, cercare di descrivere gli sfondi, le persone incontrate, le situazioni, con un linguaggio adeguato. Un po’ suggestivo. Perché il lettore, attraverso le parole, senta l’attenzione, la cura, l’importanza della storia che sta leggendo“. Nel romanzo, scritto interamente in prima persona, sembra veramente che a parlare sia il papà di Andrea, Franco Antonello. Un’impresa non facile, come racconta Fulvio Ervas: “Scrivendo in prima persona, e non poteva esserci altra scelta in una storia così, il problema era mantenere la giusta distanza: essere il padre di Andrea mentre scrivi e non esserlo nella realtà. Raccontare la storia del viaggio senza essere travolto dalle emozioni. Mantenere il distacco necessario per poter trasformare un’esperienza soggettiva in un racconto più ampio, rivolto a tutti, dove ciascuna persona possa ritrovare elementi di riflessione sugli scalini che la vita, alle volte, ti mette davanti”. A colpire di più, leggendo questo libro, è l’incredibile capacità di Andrea di comunicare attraverso la scrittura. “Narrativamente le parole di Andrea che il padre Franco porta con sé, durante il viaggio, su fogli di carta, e che legge, in vari momenti, sono un modo per ricordare al lettore che il problema dell’autismo è sempre la comunicazione tra due mondi. Che per un genitore dover rimanere ai margini della ‘mente autistica’ implica muoversi e vivere in un territorio complicato, dove sono necessarie grandi strategie di risposta, grande forza e coraggio”, commenta l’autore, sottolineando l’importanza di questo elemento e aggiungendo: “Poi Andrea comunica molto con il corpo: la gestualità, il modo con cui cammina, lo sguardo sfuggente ma spesso profondissimo. Anche raccontare questa fisicità è stato emozionante”. (Naf)

