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A Torino “Arrivederci Rascel”

it@withub.it by it@withub.it
3 Giugno 2012
in Archivio speciali - Mostre, Pubblicazione
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A TORINO “ARRIVEDERCI RASCEL”
Franco Settimo, massimo collezionista di materiale d’autore italiano in campo musicale, cura, fino al 30 giugno a Torino, al Cecchi Point, la mostra “Arrivederci Rascel”, un “viaggio intorno a Renato Rascel a 45 giri”, in occasione del centenario della nascita, con oltre 150 copertine, materiale fotografico, spartiti e ricordi inediti (scritti per l’occasione dai torinesi Osvaldo Guerrieri, Massimo Scaglione, Gianpaolo Ormezzano) per omaggiare l’autore di grandi successi quali Arrivederci Roma, Romantica, Vogliamoci tanto bene, E’ arrivata la bufera. Tra i 78 e 45 giri della collezione di Franco Settimo, alcune migliaia rigorosamente impilati in appositi cassetti per ordine alfabetico, uno spazio consistente lo occupa la sezione dedicata all’eclettico rappresentante della musica leggera italiana, artista poliedrico che seppe fare anche cinema e teatro-canzone. Le copertine dei dischi in mostra, oggetti da collezione disegnati anche da grandi artisti dell’epoca quali Guido Crepax, parlano e raccontano un tempo che fu e i cambiamenti dell’Italia.  
(grm)

GRANDI FOTOGRAFI A 33 GIRI
Dopo la mostra dedicata alle copertine di dischi progettate da artisti, “Grandi fotografi a 33 giri”, fino al 29 giugno al Parco della Musica di Roma, propone per la prima volta un’ampia ricognizione sul rapporto tra cover e fotografia d’autore. L’esposizione, attraverso una selezione di circa 150 dischi in vinile provenienti dalla collezione di Stefano Dello Schiavo, intende ripercorrere cronologicamente la storia delle copertine realizzate appositamente dai grandi maestri della fotografia, a partire dagli anni Cinquanta fino a oggi. Dalle straordinarie cover di Lee Friedlander che, con i suoi primi e primissimi piani, ha contribuito alla creazione e al consolidarsi degli stilemi fotografici del jazz, alle copertine di William Eugene Smith, Roy DeCarava, Arnold Newman, Garry Winogrand e il bellissimo close-up di Miles Davis realizzato per l’album Tutu da Irving Penn. Nel contesto della musica rock, oltre alle cover fotografiche di artisti noti quali Andy Warhol o Mario Schifano, sono notevoli alcuni lunghi sodalizi artistici come quello instauratosi tra Robert Mapplethorpe e la cantante Patti Smith, a cui si deve la celebre copertina di Horses, inserita dalla rivista “Rolling Stone” nella lista delle cento migliori cover di tutti i tempi, o quello tra Anton Corbijn e gli U2, da cui nascono immagini entrate a far parte dell’universo visivo d’intere generazioni di fan del gruppo irlandese. In mostra ampio spazio è riservato ai grandi fotografi di moda, che sempre più spesso vengono chiamati a produrre immagini delle star del panorama musicale. Fra questi: Richard Avedon, David Bailey, Helmut Newton, Mario Testino, Bruce Weber, Ellen von Unwerth, Juergen Teller, Inez van Lamsweerde & Vinoodh Matadin ed Herb Ritts, scelto da Madonna come fotografo in diverse occasioni.   
(grm)

A MILANO SAFET ZEC, GRANDE ARTISTA DI SARAJEVO
Milano, 1 giu – La Rotonda di via Besana accoglie per la prima volta a Milano, fino al 15 luglio, le opere del grande artista bosniaco Safet Zec nella mostra “Safet Zec. Capolavori senza tempo”, promossa dal Comune di Milano e Rotonda di via Besana, in collaborazione con Amici. L’esposizione presenta oltre cinquanta capolavori pittorici e venti opere su carta dell’artista di Sarajevo, considerato dalla critica internazionale artista di straordinarie qualità per la forza e l’intensità espressiva della sua pittura unita alla maestria della tecnica incisoria, che lo colloca tra i grandi maestri della calcografia. L’esposizione viene presentata in concomitanza con la visita del Papa a Milano per il settimo Incontro Mondiale delle Famiglie, giorni in cui l’ingresso alla mostra sarà gratuito. Spicca la sezione Dai Balcani alla Serenissima, con opere realizzate negli anni Novanta quando l’artista fuggì da Sarajevo a Venezia per guerra nella ex Jugoslavia, una tragedia che Zec esprime con intensa e profonda umanità in abbracci estremi, mani a coprire volti lacerati, disperati, lacrime pietrificate, braccia tese fino allo spasimo. Al centro dello spazio barocco della Rotonda si apre la sezione dedicata a le Facciate, grandi e complesse vedute di una Venezia “minore”: edifici anonimi, i cui dettagli – porte, muri, finestre – di struggente autenticità. Da citare, in particolare, per la perfezione del tratto, l’“Omaggio a Rembrandt” – emozionante rilettura della Stampa dei cento fiorini (Cristo guarisce i malati, 1642-45 ca.) – da cui deriva un’ampia riflessione espressa attraverso una sequenza di particolari, dettagli, studi di volti, di mani congiunte, braccia tese, immagini di particolare intensità emotiva.
(grm)

ITALO VALENTI, L’ARTISTA DEL CAOS
Dalle esperienze giovanili nel movimento “Corrente” alla poetica del “caos”, all’astrazione lirica della maturità. L’intero percorso artistico di Italo Valenti (1912-1995) in mostra fino all’8 luglio negli spazi del Museo della Permanente di Milano, in un allestimento curato da Mario Botta. I quadri giovanili vicini a “Corrente” rispecchiano in chiave lirica l’impegno civile legato alla figurazione della realtà. Il secondo capitolo, di passaggio e limitato agli anni Cinquanta, si svolge all’insegna del “caos”, che è anche il titolo del nucleo di immagini cosmiche dipinte dall’artista nel momento in cui lascia alle spalle l’intimo realismo dei primi quadri. Il terzo capitolo, quello più noto legato all’astrazione lirica, si articola in due momenti – pittura e collage – le lingue che l’artista incrocia durante il periodo di Ascona (dal 1960 fino alla morte nel 1995, diventando dal 1981 cittadino svizzero). A questa fase corrisponde l’intensità poetica più alta dell’opera di Valenti: inattesa, si rivela una speciale simmetria con i motivi del periodo milanese della formazione, ripresi secondo soluzioni geometriche che rinnovano il linguaggio.
(red)

JULIAN BECK E IL LIVING THEATRE
Disegni, fotografie, video, suoni, incontri sui (quasi) quarant’anni di attività del Living Theatre e su Julian Beck, figura fondamentale del teatro del XX secolo, che nei sette anni trascorsi in Italia (dal 1977 al 1983) ha fortemente influenzato, se non rivoluzionato, la fisionomia e il senso del teatro, trovando una forte eco nell’impegno civile e politico che si viveva in quegli anni. La mostra “Julian Beck”, fino al 24 giugno alla Casa dei Teatri di Roma, presenta un itinerario percettivo composto di suoni, immagini, video e dei bozzetti dei costumi realizzati da Beck per lo spettacolo The Yellow Methuselah, conduce il pubblico nel laboratorio creativo del Living Theatre ed evoca lo spirito che animò quel teatro e le continue battaglie scaturite dall’impegno politico e ed estetico. Il percorso inizia con i bozzetti dei costumi di The Yellow Methuselah, esposti insieme alla locandina e ad articoli dell’epoca; si prosegue nella seconda sala allestita con quattro monitor che proiettano le riprese di alcuni spettacoli e prove del Living Theatre insieme ad altri momenti della vita di Julian Beck, cui è dedicata anche la sala seguente, con suggestioni sonore e visive dal suo mondo. A chiusura della mostra, un montaggio di foto e di testi dello stesso Beck restituisce quell’intreccio tra poesia del teatro e testimonianza politica che ha caratterizzato l’esperienza del Living Theatre. La mostra è promossa dall’assessorato alle Politiche Culturali, da Biblioteche di Roma, da Teatro di Roma e da Università Roma Tre, in collaborazione con Teatro Vascello, Fondazione Pontedera Teatro, Zètema.
(grm)

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