Il programma “Rientro dei cervelli” è nato nel 2001 per facilitare il ritorno dei ricercatori italiani dall’estero e per incoraggiare quelli stranieri a lavorare in Italia. Questa normativa è stata poi modificata con il decreto 501 del 2003, che ha portato la durata minima dei contratti a 2 anni e quella massima a 4 anni e con un altro provvedimento del 2005, che fissa tra l’altro il finanziamento minimo del Miur per ogni contratto. Infine la Legge 122/2010 ha previsto agevolazioni fiscali per il rientro in Italia dei ricercatori italiani residenti all’estero. I risultati conseguiti da questo programma sono però deludenti, dato che questi provvedimenti hanno fatto entrare in Italia solo 519 ricercatori in 9 anni, contro un flusso in uscita che è stato sicuramente ben più consistente. Inoltre, solo 1/4 circa dei ricercatori che sono entrati nel Paese per effetto di questo progetto è rimasto in Italia per più di 4 anni. Conclusione: se si manterranno i flussi attuali in ingresso ed in uscita, l’Italia perderà circa 30.000 ricercatori entro il 2020, mentre alla stessa data ne saranno importati solo 3.000.
Fonte:
http://www.neodemos.it/index.php?file=onenews&form_id_notizia=611
