Si è tenuto questa mattina il convegno “Oltre lo specchio: corpi e identità in transizione”, organizzato al forum internazionale della salute “Sanit” al Palazzo dei Congressi di Roma, dall’ azienda ospedaliera San Camillo Forlanini, Servizio di Adeguamento tra Identità Fisica e Identità Psichica. Il servizio ha sede nella struttura complessa di Chirurgia Plastica e Ricostruttiva ed è Centro Regionale di Riferimento. L’ incontro, propedeutico a una settimana di eventi che l’ ospedale romano organizzerà in autunno in occasione del ventennale del centro, ha approfondito i numerosi temi legati al cambiamento di sesso: dagli aspetti chirurgici alle ricerche in campo genetico, dagli stati intersessuali nei bambini e nell’ età evolutiva alla terapia ormonale personalizzata, dalle possibili concomitanze psichiatriche al sostegno psicologico, alle problematiche connesse al vivere in un corpo che non viene riconosciuto come proprio. Dalla sua nascita nel 1992 fino a fine 2011, il servizio ha eseguito oltre 1.000 interventi chirurgici, di cui 366 che riguardano il percorso da maschio a femmina e 640 da femmina a maschio. Fra le persone che si sono rivolte al servizio negli ultimi due anni, 207 sono di nazionalità italiana e 86 stranieri. Nel 90,1% dei casi si è trattato di uomini e donne single; nel 3,5% sposati, nel 3,3% conviventi, per il 2,9% divorziati o separati. L’ 89,7% di loro ha figli. Il 48% è in possesso di un’ istruzione media superiore, il 37,2% media inferiore; quasi il 10% ha un’ istruzione universitaria. Il 65% è occupato; il 23,9 disoccupato, mentre per l’ 11,8% si tratta di studenti. Fra coloro che si sono rivolti al servizio, solo il 16,2% proveniva dal mondo della prostituzione. “Intendiamo introdurre la figura del sociologo nel team degli specialisti del nostro servizio di Adeguamento tra Identità Fisica e Identità Psichica – annuncia. Aldo Morrone, direttore generale dell’ azienda ospedaliera San Camillo Forlanini -. Inoltre, fra i nostri medici e il personale come accade in altri centri europei, vogliamo inserire figure intese come ‘ pari’ ossia persone transessuali che permettano ai pazienti di sentirsi a loro agio e di trovare un sostegno in individui che hanno la loro stessa esperienza e il loro stesso vissuto”. “In Italia – ha sottolineato Nicola Felici, direttore dell’ Unità Operativa Complessa di Chirurgia Plastica e Ricostruttiva del San Camillo Forlanini -, dove siamo più cauti che in altri Paesi, per esempio Inghilterra e Thailandia i cui medici procedono immediatamente all’ intervento, la parte chirurgica è solo l’ ultimo passo di un lungo percorso che non si compie in una settimana, ma a volte può durare 1 o due anni, a seconda della complessità del caso. Questo rigore nella selezione dei pazienti ha portato a ottimi risultati in termini di ripensamento: abbiamo una percentuale bassissima di casi trattati che manifestano il desiderio di tornare sui loro passi: una persona su 1000, laddove in Inghilterra e Thailandia il dato è quasi triplo”. “Uno studio italiano della fine degli anni Novanta condotto sui pazienti psicologici fra i suicidi riusciti – precisa Felici – rivela che le persone con disordini di genere sono ai primi posti”. (PO / red – 13 giu)
