MAIL ART: A MILANO L’ARTE VIAGGIANTE
A Milano il nuovo spazio artistico +24 si inaugura con una mostra dedicata alla Mail Art, fenomeno artistico degli anni ‘60 ideato da Ray Johnson, una forma d’arte totale e libera al di fuori degli schemi dettati dal potere e dal mercato. La Mail Art nasce all’ interno del movimento pop anglosassone, chiunque può fissare il proprio gesto espressivo su una cartolina e spedirla. Le opere di Mail Art, viaggiando, si arricchiscono di significato con i timbri, i francobolli, gli adesivi, le buste, sono testimonianze di un viaggio che finisce per fare parte dell’opera stessa. In particolare l’esposizione, allestita fino al 10 luglio, presenta corrispondenze di Giò Ponti degli anni ’60 ed opere di David Hockney, Ralph Steadman e Allen Jones, realizzate durante lo sciopero generale delle poste inglesi del 1971 ed alcune esemplari di artisti italiani.
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FIRENZE LODOLA ALLA CORTE DEI MEDICI
Plastiche, opere luminose, colori e trasparenze danno una rilettura dei simboli del Quattrocento. I grandi personaggi dell’epoca d’oro della storia dell’arte diventano installazioni luminose, simbolo dei miti d’oggi: sono le opere di Marco Lodola, esposte a Palazzo Medici Riccardi a Firenze fino al 29 luglio. Quasi fosse riuscito a portare indietro la macchina del tempo, Marco Lodola – artista che negli anni ’80 ha capitanato il gruppo dei Nuovi Futuristi e ospite nel 2009 del Padiglione Italia della la Biennale di Venezia – approda alla corte dei Medici. E quello che fu il Rinascimento diventa oggi un “techno-Rinascimento” nelle opere dell’artista pavese: plastiche, luci, colori, trasparenze ispirate al mondo quattrocentesco di Cosimo e Lorenzo de’ Medici. Come un Bronzino del terzo millennio, Lodola si diverte a “citare” tanti personaggi e icone della società fiorentina, da Leonardo a Michelangelo. Le figure dei loro dipinti si animano per diventare forma e icona contemporanea. Il ricavato della vendita del catalogo del poster e della litografia donata e dedicata a Tommasino dal Maestro Marco Lodola sarà utilizzato per le “Case Accoglienza Tommasino”, che la Fondazione mette a disposizione delle famiglie dei bambini ricoverati presso l’ospedale Meyer.
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IL JUDO TEATRALE DI YVES KLEIN
Il judo e il teatro si intrecciano. Jigoro Kano, che ha codificato l’arte marziale, nel racchiudere i suoi insegnamenti nei paradigmi dei Kata, usa i codici del Teatro No. Ogni Kata porta in scena un principio del Judo, lo rappresenta. Il judo e il teatro sono fatti di contatto fisico. Di corpi che si toccano, si sfiorano si intrecciano. Questo il senso ed in fascino che emana dalle opere di Yves Klein (1928-1962), precursore della Body Art, cui Palazzo Ducale di Genova dedica una mostra fino al 28 agosto. L’esposizione ripercorre la ancora poco indagata “vita sul tatami” dell’artista, a cura di Sergio Maifredi, uomo di teatro e cintura nera di judo; Bruno Corà, critico d’arte che ha raccontato l’artista nelle più importanti esposizioni a lui dedicate in Europa; Daniele Moquay, fondatore degli Archivi Klein a Parigi. Klein, artista dalla sfaccettatissima personalità, fu anche compositore. Così nella Cappella di Palazzo Ducale si ascolterà la Sinfonia Monotòna scritta da Klein su una sola nota ripetuta per 24 minuti, seguiti da altrettanti minuti di silenzio. La parte conclusiva dell’esposizione è dedicata all’oggi di Klein e a quel fenomeno di teatro immateriale che sono le aste delle sue opere, capaci di raggiungere le cifre record di 24 milioni di dollari. (grm)
A MILANO IL NUOVO FUTURISMO
Fino al 9 luglio si tiene a Milano, presso lo Spazio Oberdan, la mostra “Nuovo Futurismo – Ridisegnare la città”, promossa dalla Provincia di Milano e curata da Renato Barilli. Il gruppo del Nuovo Futurismo è stato fondato, tra la fine del 1983 e l’84, da Luciano Inga-Pin che, nella gestione della galleria milanese Il Diagramma, ha svolto una intensa attività di talent scout indirizzata su vari fronti. A costituire il Nuovo Futurismo, questo intraprendente critico e gallerista, scomparso di recente, ha cooptato successivamente vari artisti, fino a un numero massimo di dieci unità, divenute undici dopo la scissione del terzetto che si era detto dei Plumcake, un appellativo mantenuto da Romolo Pallotta e Claudio Ragni, mentre il terzo, Gianni Cella, ora si presenta a titolo personale, come del resto gli altri colleghi presenti in mostra: Gianantonio Abate, Clara Bonfiglio, Dario Brevi, Andrea Crosa, Marco Lodola, Battista Luraschi, Luciano Palmieri e Umberto Postal, scomparso di recente, cui la mostra è dedicata. Un altro membro del gruppo nella sua formazione originaria, Innocente, si è separato dai colleghi indirizzandosi verso altri percorsi. La denominazione di Nuovi Futuristi sta a indicare una profonda eredità che gli undici traggono proprio dal Futurismo storico e, in particolare, dall’ala rappresentata da Balla e Depero, assai diversa da quella rappresentata da Boccioni. Tratto centrale di questa diramazione è di concepire un’arte che esalti l’urbanesimo, nel suo edonismo compiaciuto e fastoso, manifestato dalla pubblicità, dai fumetti e dai mass media.
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A PARIGI L’ITALIA DI ANDO GILARDI
L’Istituto Italiano di Cultura di Parigi, in collaborazione con la Fototeca Storica Nazionale Ando Gilardi, presenta fino al 24 agosto una mostra dedicata al grande fotografo e storico della fotografia scomparso lo scorso marzo, all’età di 91 anni. “Olive & bulloni. Lavoro contadino e operaio nell’Italia del dopoguerra (1950-1962)” si compone di una serie di fotografie storiche realizzate da Ando Gilardi a cavallo tra gli anni 50 e 60 e di un certo numero di pubblicazioni e documenti d’epoca, tra cui alcuni numeri del periodico “Lavoro”, la rivista della Cgil fondata nel 1948 da Giuseppe Di Vittorio e diretta da Gianni Toti dal 1952 al 1958, di cui Gilardi è stato redattore. Ne emerge uno sguardo insolito sull’Italia della ricostruzione e dell’inizio del boom. Testimonianza visiva, ma soprattutto umana, di un’Italia profondamente diversa da quella di oggi. Fa parte del percorso espositivo anche il film-intervista “Piedi scalzi mani nere. Braccianti e operai degli anni ’50 nei reportage di Ando Gilardi” a cura di Giuliano Grasso. In occasione del vernissage di oggi, l’Istituto Italiano di Cultura, dalle 18,30, ospita un incontro sul tema della fotografia di reportage in Italia. Ando Gilardi, detto il “fotografo scalzo”, fondatore di riviste memorabili e irriverenti, è stato il pioniere degli studi italiani sulla fotografia e fondatore della Fototeca Storica Nazionale. A lui dobbiamo magnifici album etnografici del sud d’Italia: accompagnando Ernesto de Martino nella spedizione in Lucania del 1957, che sarebbe stata all’origine di “Sud e Magia”, fotografò un mondo “antico, completo, poetico e benedetto da un’antica miseria”, un Sud poverissimo ma anche “civilissimo e meraviglioso”.
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