Kiev – La Spagna è ancora la squadra più forte. La più forte d’Europa, per la secondo volta consecutiva, oltreché la più forte del mondo. Proprio quando l’Italia si era illusa di averla superata, o quantomeno raggiunta, sul piano del gioco e della concretezza, la squadra di Del Bosque ha messo le cose in chiaro: uno-due firmato Silva e Alba in quaranta minuti e un dominio piuttosto netto, più o meno quello che gli azzurri avevano fatto con la Germania, e poker finale di Torres e Mata. Ma la squadra brillante vista in semifinale giovedì, ieri sera a Kiev non c’era più: stanchi, malandati (tanto da essere costretti in dieci per mezzora per l’infortunio di Motta a cambi già finiti) surclassati dal palleggio delle Furie Rosse, con Fabregas su tutti, gli azzurri tornano però a testa alta, perché il loro Europeo sarà comunque da ricordare in positivo. La Spagna chiude l’Europeo molto meglio di come l’aveva cominciato, anche se con stesso avversario e stessa formazione: quella con Fabregas finto centravanti a favorire gli inserimenti dei centrocampisti. E’ l’Italia che nel frattempo è cambiata: la difesa a tre strada facendo è diventata a quattro, gli uomini sono quelli che fecero l’impresa con la Germania, a parte Abate per Balzaretti. Che il canovaccio della sfida sia diverso da quello dell’altra Italia-Spagna si vede subito. Xavi, Fabregas e Iniesta scambiano palla e posizioni senza disturbo, e il fortino azzurro regge poco meno di un quarto d’ora: il tempo che Iniesta impiega a trovare il corridoio per Fabregas, che brucia un Chiellini sulle gambe, lo mette a sedere e trova la testa vincente di David Silva. L’Italia prova a reagire con una serie di corner, ma sui cross azzurri le mani di Casillas svettano sempre, così come sui tentativi da fuori di Cassano. Nell’altra area invece gli incursori spagnoli si dimostrano troppo più veloci dei difensori italiani: Jordi Alba brucia quaranta metri di campo prima di ricevere da Xavi un cioccolatino da infilare indisturbato alle spalle di Buffon per il 2-0. Nel frattempo Prandelli aveva perso Chiellini per infortunio, rimpiazzato da Balzaretti, che a sua volta finirà il match zoppicante: il chiaro sintomo che l’Italia a questa finale ci era arrivata senza benzina, senza riposo e senza gambe. Non serve nemmeno la carta Di Natale, gettata nella mischia da Prandelli nella ripresa: Totò è incisivo e sfiora (si mangia) due volte il gol, prima di sprofondare con il resto della squadra. La partita di fatto finisce con l’uscita di scena di Motta, che si stira appena entrato: in mezzora da giocare in dieci, e poi quasi in nove con Balzaretti a mezzo servizio, Fernando Torres e Mata appena entrati infilano il dito nella piaga: finisce con un 4-0 impensabile alla vigilia. Ma d’altronde impensabile alla vigilia era anche arrivare a questa finale. Quindi bravi lo stesso, ragazzi. E peccato. (9colonne)