BOLOGNA RICORDA LUCIO DALLA
“Dalla L a Dalla” è il titolo della mostra omaggio, a Bologna, a Palazzo Bentivoglio, fino al 29 settembre, dedicata da Spam Art, da InsightSpaceGallery e dal Teatro del Navile, al compositore bolognese Lucio Dalla scomparso di recente. Ovviamente la L sta per Lucio e il titolo si dovrebbe quindi leggere “da Lucio a Dalla”. Lucio Dalla fin da “4 marzo 1943” iniziò a creare una specie di relazione caricaturale fra la vita dell’uomo e quella del cantante, fra la L e la D. Molti dei personaggi delle frasi che compongono i testi delle sue canzoni possono essere vicini alle tematiche di quella che definiamo una Spam Life: personaggi esclusi, sentimenti, desideri, emozioni che a fatica riescono ad emergere dai cestini della vita sociale o dai pensieri inconfessabili che l’inconscio e il pudore rimuovono. E nel riemergere, questi brani di vita, sembrano buffi, ironici, disperati e spudorati, pieni di sogni da realizzare. La L diviene così Life e SpamLife. E la vita messa in musica, parlata, cantata da Lucio Dalla diviene la vita di quanti sono stati spammati, caricatura di tante mode, modelli e sclerosi sociali. Una vita che a volte non riesce nemmeno a parlare ma, quasi in modo astratto, si dà a conoscere e si rivela attraverso gorgheggi e strozzature di vocalizzi jazzati. In mostra opere di: Rossella Alessandrucci, Nino Campisi, Francesca Cataldi, Mariano Chelo, Giulia Colletti, Laura De Luca, Michele De Luca, Stefano Frasca, Aldo Galgano, Salvatore Giunta, Elimcbett, Michele Leognani, Lughia, Massimo Napoli, Vittorio Pavoncello, Patrizia Pieri, Giuseppe Salerno(Thebestinart), Ferdinando Provera, con la partecipazione del regista Gabriel Zagni con “La leggenda del prode Radames” di e con Lucio Dalla. (red)
SCULTURE FLUTTUANTI DI MARCELLO CINQUE
Marcello Cinque torna con una seconda mostra alla Galerie Piece Unique di Parigi con le sue sculture che grazie all’utilizzo della gomma spugna, materiale che è in grado di avvolgersi e arrotolarsi su se stesso, sconvolgono il rapporto tra peso e volume e sembrano annullare le leggi di gravità. Fino all’8 settembre il 44enne artista napoletano attivo a Sassari presenta una serie di opere ispirate agli abissi dei fondali marini, come grande piovra nera dai tentacoli ondeggianti che riproduce l’idea della fluttuazione della materia. Densa e leggera allo stesso tempo, l’opera sembra realmente sospesa nell’acqua, come se l’ampia vetrina della galleria racchiudesse un acquario gigante. Esposta anche una serie di opere, di grande e medio formato, che declina gli elementi marini in sculture monocromatiche, come una grande barca bianca ed un gruppo di delfini. (red)
TORINO RISCOPRE I FRATELLI GUIDOBONO
Fino al 2 settembre si tiene a Palazzo Madama, a Torino, la mostra “Favole e magie. I Guidobono pittori del Barocco”, dedicata alla carriera dei fratelli Bartolomeo e Domenico Guidobono, pittori originari di Savona, incaricati tra il 1708 e il 1721 di affrescare le volte dell’appartamento della seconda Madama Reale Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours. Un’occasione per scoprire e per conoscere due figure poco note dell’ambiente artistico torinese tra la fine del Seicento e l’inizio del Settecento; due pittori che hanno lasciato il segno della loro ispirazione più alta nei soffitti di Palazzo Madama, ma a cui si deve anche una vasta produzione di quadri da cavalletto, ora in gran parte dispersa in musei e collezioni private d’Europa e d’America. L’attività dei Guidobono si divide tra la Liguria e il Piemonte. Arrivano a Torino al seguito del padre Giovanni Antonio, pittore e ceramista stipendiato da Vittorio Amedeo II, e soggiornano in città in due fasi, tra il 1685 e il 1690 e dal 1702 al 1726. La loro arte introduce in Piemonte i caratteri leggeri e festosi della grande decorazione barocca genovese, che trae i suoi spunti dall’osservazione della natura e dallo studio degli effetti della luce. Favole mitologiche, storie bibliche e soggetti sacri, nature morte e scene di magia si accompagnano alla descrizione precisa di fiori, frutti, uccelli, animali, oggetti e brani di natura morta, con esiti di raffinata leggerezza e talvolta di seducente mistero. L’esposizione è arricchita da una scelta di incisioni di Rembrandt e di Castiglione, veicolo importante di diffusione di modelli figurativi che stanno alla base di gran parte della pittura genovese, e da una sezione di disegni e bozzetti di Piola e De Ferrari provenienti dal Gabinetto dei disegni e della stampe di Palazzo Rosso a Genova, testimonianza dell’esuberante decorazione genovese nelle sue fasi progettuali. (red)
I MAESTRI DELLA FOTOGRAFIA A CORIGLIANO CALABRO
In occasione del decimo anniversario di Corigliano Calabro Fotografia, che si svolge fino al 15 settembre presso il Museo Castello Ducale della città cosentina – le Gallerie Fnac ospitano una mostra collettiva che raccoglie i lavori realizzati sul territorio e commissionati dal festival nel corso degli anni ai più importanti fotografi italiani e internazionali. Il festival, ideato nel 2003 da Gaetano Gianzi, produce ricerche fotografiche realizzate da grandi autori particolarmente dediti alla lettura del territorio finalizzando il tutto alla creazione di un archivio permanente che rimanga patrimonio della comunità. Corigliano Calabro è stata così negli anni sede di indagine e di osservazione da parte di maestri della fotografia, a partire da Gianni Berengo Gardin, Francesco Radino, Toni Thorimbert, Gabriele Basilico, Enrico Bossan, Mario Cresci, Bernard Plossu, Maurizio Galimberti, Francesco Cito, Franco Fontana, Luca Campigotto fino a Ferdinando Scianna, protagonista dell’edizione che si apre appunto domani. Tra le mostre in programma: Nino Migliori, Cuchi White, Ferdinando Scianna, Claudio Sabatino, Franco Carlisi, Guido Harari, Patrizia Bonanzinga, Giuseppe Torcasio, Paola Fiorini, Beatrice Mancini, Gaetano Gianzi, Anna Romanello, e Luigi Cipparrone. Workshop con Guido Harari e incontri con vari autori tra cui Gianni Berengo Gardin, Ferdinando Scianna, Franco Fontana, Gabriele Basilico, Francesco Cito, Francesco Radino. (PO / red)
A MILANO LA BLOGGER DI MODA DIANE PERNET
Diane Pernet è la moda indipendente. Oggi è considerata una delle blogger più influenti con il suo ormai leggendario A Shaded View on Fashion. Un lavoro globale, dalla Georgia al Giappone, dedicato a scoprire e promuovere i talenti emergenti con un sguardo leggero e profondo, colto e disincantato, mai retorico, mai arrogante. Il suo grande merito è di aver aperto vie e territori lontani dal main stream e di aver sdoganato linguaggi e temi, oggi centrali nello scenario contemporaneo. La fotografia e il video indipendente di moda sono così arrivati al Pompidou di Parigi o al Caixa Forum di Barcellona con il suo Asvoff. Corridor&stairs, a Milano, il nuovo spazio culturale di Mauro Grifoni, dedicato alla fotografia di moda, ospita fino al 15 settembre “Diane Pernet, shadows of an icon” che, inaugurata dalla stessa Pernet, presenta una selezione unica di immagini e documenti su questo personaggio. Uno sguardo, curato da Cristiano Seganfreddo, fatto per frammenti, per ombre, per dispositivi visivi, per ritagli di giornale, che raccontano incontri, progetti, vita che scendono lontano nella memoria, quando Diane era una delle più promettenti stiliste della scena newyorchese. (PO / red)
