Difficile pensare al volto di Lance Armstrong e non legarlo a una maglia gialla. Eppure bisognerà iniziare a pensare l’ex ciclista texano vestito di un altro colore, perché i sette Tour de France stravinti in carriera stanno per svanire nel nulla. Armstrong, di fronte all’ennesimo ricorso respinto da parte dell’Usada, l’Agenzia americana antidoping, ha detto basta: “Enough in enough, quando è troppo è troppo”: l’americano rinuncia a difendersi dalle accuse di pratiche dopanti illegali risalenti ormai al 2009. “Ci rinuncio, d’ora in poi mi occuperò soltanto di ciò che mi sta più a cuore, aiutare le famiglie in cui vi sono malati di cancro”, malattia dal quale lo stesso Armstrong si era salvato prima di cominciare il suo dominio in terra francese. La decisione del texano comporterebbe però l’automatica revoca delle vittorie. Di sicuro c’è solo che l’albo d’oro recente del Tour de France è destinato a cambiare radicalmente, anche se le polemiche potrebbero non essere finite. L’edizione 1999 andrebbe infatti allo svizzero Alex Zulle, che nel 1998 ammise di aver fatto uso di Epo e squalificato per sette mesi, tornando giusto in tempo per il Tour. La maglia gialla virtuale del 2000, 2001 e 2003 passerebbe sulle spalle del tedesco Jan Ullrich, squalificato retroattivamente per due anni dal Tas lo scorso febbraio e privato di tutti i successi ottenuti dal 2005 in poi. Nel 2002 fu secondo il basco Joseba Beloki, coinvolto nell’Operacion Puerto del 2006 senza poi essere sanzionato. Nel 2004 secondo fu il tedesco Andreas Kloden, che nel novembre 2009 pagò 25mila euro sotto forma di beneficenza come conciliazione, dopo essere stato accusato dalla Procura di Friburgo di trasfusioni sanguigne nel Tour 2006, e che sembra essere finito proprio in questi giorni di nuovo nel mirino dell’agenzia antidoping tedesca. Nel 2005 sul secondo gradino del podio era salito Ivan Basso, successivamente squalificato per 2 anni nel 2007 dopo aver confessato il tentativo di autoemotrasfusione) in vista del Tour de France e deciso di collaborare con la procura antidoping del Coni. (Sis – 24 ago)
