(28 ago) – Nell’Unione Europea, oltre 80 milioni di persone vivono sotto la soglia di povertà, di cui più della metà sono donne e 20 milioni bambini. I giovani, gli immigrati e i lavoratori poco qualificati sono categorie minacciate dall’aggravarsi della disoccupazione. Anche i cosiddetti “lavoratori poveri” che non sono in grado di guadagnare un salario sufficiente per il loro sostentamento quotidiano, gli anziani e le famiglie con un reddito ridotto si trovano a vivere in condizioni di crescente deprivazione – un fenomeno che riguarda l’8% dei cittadini europei e tocca persino punte del 30% in alcuni Stati membri. L’Italia è uno dei pochi paesi che diffonde una misura “ufficiale” della povertà. Dal 1999, è l’Istat che si occupa della pubblicazione a cadenza annuale di misure di povertà relativa e assoluta basate sull’indagine sui consumi e, dal 2006, di misure sul rischio di povertà e esclusione sociale sui dati dell’indagine annuale EU-SILC2. In Italia, nel 2010 (ultimo dato disponibile), quasi un quinto della popolazione residente (il 18,2%) è stata a rischio di povertà. La stima si riferisce ai redditi disponibili per le famiglie a seguito dei trasferimenti sociali che, nel nostro paese, si realizzano quasi totalmente nella forma di trasferimenti pensionistici. Questo valore è più elevato della media europea, sia essa calcolata sui paesi dell’area euro (16,1%), sia essa calcolata sull’Unione dei 27 (16,4%).