48 ORE DI “ORDINARIA FOLLIA” DI UN GIOVANE DISOCCUPATO
È uscito per i tipi di Delvecchio “Dimmi che c’entra l’uovo” di Fabio Napoli, romanzo che è al tempo stesso un viaggio nella realtà troppo spesso “allucinante” dei giovani al tempo della crisi. In quarantotto dannatissime ore, Roberto Milano, giovane laureato, campione del contratto a tempo determinato (o a nero), ciclista spericolato affetto da una psoriasi ansiogena, stacanovista per necessità e senza gloria, perde tre lavori: comparsa nei film porno, insegnante privato e pizza express. Gli rimane giusto un part time al bancone di uno squallido bar frequentato solo da pensionati. Quattro lavori con cui riusciva appena a pagare l’affitto e le bollette di una stanza a Roma. L’ultima speranza è riposta nel colloquio per un lavoro in un fast food. L’illusione di un posto si infrange contro il test attitudinale: quale diavolo era la risposta giusta alla domanda sull’uovo? In preda a questo e ad altri interrogativi esistenziali, quando sembra non ci sia altra scelta che tornare da mamma, Roberto incontra Marianna, spregiudicata, fresca, vitale, e con lei si mette a progettare una rapina in un bar. Nasce “la banda dei precari”, e scatta la scintilla fra Roberto e Marianna. Un affetto, soffocato dall’incombenza del denaro e dalle necessità, che non riesce a fermare il destino tragico che li aspetta dentro il fast food in cui stanno per fare la grande rapina, quella definitiva, dopo cui niente sarà più lo stesso. Segnalato fra i finalisti al premio Calvino per “la scrittura disinvolta e disinibita con cui affronta ironicamente e autoironicamente il tema della precarietà”, Fabio Napoli racconta con una commedia agrodolce la vita di ragazzi che hanno voglia di trovare una soluzione al rebus della sopravvivenza – sbagliando a volte – per immaginare un futuro che includa nei propri orizzonti la felicità. (red)
IL RAPPORTO TRA MUSICA E FILOSOFIA
A un primo sguardo, musica e filosofia sembrano due attività umane disparate, lontane tra loro quanto possono esserlo la morbida sensualità del canto e il silenzioso rigore del pensiero razionale. Eppure, fin dall’antichità emerge l’idea di una segreta affinità tra musica e filosofia, che ne intreccia i destini. A partire dalle idee sulla musica dei filosofi antichi, attraverso le concezioni medievali e rinascimentali, il volume di Riccardo Martinelli “I filosofi e la musica” (pubblicato dalla casa editrice il Mulino) considera l’impatto della rivoluzione scientifica, la stagione illuminista e gli sviluppi ottocenteschi, per giungere infine al ricco dibattito teorico contemporaneo. L’autore insegna Storia della filosofia all’Università di Trieste. Ha pubblicato tra l’altro “Uomo, natura, mondo. Il problema antropologico in filosofia” (il Mulino, 2004), “Musica e natura. Filosofie del suono (1790-1930)” (Unicopli, 1999), “Misurare l’anima. Filosofia e psicofisica da Kant a Carnap” (Quodlibet, 1999). (Red)
“OGNI ISTANTE DI ME E DI TE” DI ALEX CAPUS
Normandia, 1918: Léon e Louise amano pedalare controvento verso l’oceano. Verso quel piccolo antro tra gli scogli sferzati dalle correnti, il loro rifugio, il loro nido. Lì, di fronte alla vastità dell’orizzonte, tutto è possibile. È possibile amarsi, con la spensieratezza e l’intensità dei loro sedici anni. È possibile immaginare un futuro insieme, lontano dalla guerra, dalle detonazioni, dalla morte. E sancire la loro unione con un giuramento: “Ora e per sempre”. Ma per quanto si illudano di tenerla lontana, la guerra è vicina, fin troppo vicina a loro… Questa la trama di “Ogni istante di me e di te”, romanzo di Alex Capus edito da Garzanti. L’autore, nato in Francia nel 1961, vive in Svizzera. I suoi libri sono pubblicati in diverse lingue e hanno ricevuto numerosi premi letterari. (Red)
“SAN GIORGIO GUARDAVA ALTROVE” DI JABBOUR DOUAIHY
Di nuovo sulle sue montagne ma anche a Tripoli e a Beirut, Jabbour Douaihy narra in “San Giorgio guardava altrove” (in uscita il 10 ottobre per Feltrinelli) la storia di Nizam, nato in una famiglia sunnita di Tripoli, seconda città del Libano, e allevato in un paesino di villeggiatura montana, Haoura, da un’abbiente famiglia maronita che gli darà il proprio nome e la propria religione. Ventenne, a Beirut, frequenta la gioventù rivoluzionaria sessantottina. È qui che lo sorprende lo scoppio della guerra civile. Ed è qui che affronta la sua duplice appartenenza, musulmana e cristiana, di cui lui non si è mai crucciato ma che nessuno, nelle due comunità, ha mai accettato. Nell’epilogo, tragico e al contempo demenziale, Nizam diventa metafora di un paese diviso dalla follia identitaria dei suoi abitanti. Jabbour Douaihy è nato nel 1949 a Zgharta, nel Nord del Libano. Insegna Letteratura francese all’università libanese di Tripoli. Tra i protagonisti culturali nel suo paese, ha pubblicato racconti e romanzi. (Red)
“GUIDA AI NAVIGANTI” DEL CARDINALE RAVASI
Navigare è da sempre sinonimo di vivere e conoscere. Un’immagine che l’era informatica ha reso ancora più familiare e ricca di significati. Più che mai incerta, tuttavia, si è fatta la rotta per un’umanità spaesata che “naviga nel mare di Internet come un Ulisse che non ha, però, alle spalle nessuna Itaca e, quindi, non sa dove volgere la prua della nave per puntare a una meta”. Ha ancora senso, allora, inseguire un approdo o bisogna rassegnarsi a procedere a vista? Gianfranco Ravasi – in “Guida ai naviganti”, edito da Mondadori – ci propone un percorso di ricerca in cui una sapienza antica si confronta criticamente con i dubbi dell’uomo contemporaneo. Ravasi, consacrato arcivescovo e creato cardinale da papa Benedetto XVI, è presidente del Pontificio Consiglio della Cultura e delle Pontificie Commissioni per i Beni culturali della Chiesa e di Archeologia sacra. Esperto biblista ed ebraista, è stato Prefetto della Biblioteca- Pinacoteca Ambrosiana di Milano e docente di Esegesi dell’Antico Testamento alla Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale. (Red)
