Secondo la Banca Mondiale, entro i prossimi 15 anni nel mondo raddoppierà la produzione di rifiuti. Questo sia a causa della crescita della popolazione sia per l’industrializzazione sempre più avanzata dei paesi emergenti. L’Italia, seguendo la politica delle discariche o dell’incenerimento, non riesce ad interpretare un ruolo virtuoso, tanto da essere stata inserita dalla Commissione Europea agli ultimi posti della classifica sulla gestione dei rifiuti (20esima su 27). E’ quanto è emerso dal convegno “Plastica e riciclo dei materiali: un’altra via è possibile”, evento promosso dall’Eurispes e dalla Federazione Green Economy in collaborazione con il Consorzio PolieCo, durante il quale è stata presentata una ricerca realizzata dall’Eurispes sul ciclo di vita delle plastiche che tende all’approccio “Km 0”. Secondo l’Eurispes, il nostro Paese, in compagnia di Bulgaria, Cipro, Estonia, Lettonia, Romania e Slovacchia “registra gravi carenze nelle politiche di prevenzione dei rifiuti e non incentiva le alternative al conferimento in discarica”. “Un atteggiamento miope – denuncia l’Eurispes – che potrebbe provocare la perdita degli ingenti finanziamenti che verranno erogati da Bruxelles, tra il 2014 e il 2020, solo a quegli stati membri che privilegiano il riutilizzo e il riciclaggio rispetto all’incenerimento o alla discarica”. Secondo Enrico Bobbio, presidente del Consorzio PolieCo, “il riciclo è la via concreta per una reale green economy, concetto che purtroppo, spesso è stato usato impropriamente. Recuperare i materiali, infatti, consente una crescita occupazionale superiore di quasi 10 volte a quella prodotta dalle discariche o dall’incenerimento”. Secondo la Commissione europea, se i 27 paesi dell’Unione si adeguassero alle normative comunitarie si potrebbero risparmiare 72 miliardi di euro l’anno. Il settore della gestione rifiuti e del riciclaggio incrementerebbe il proprio fatturato di 42 miliardi di euro l’anno, creando 400 mila posti di lavoro entro 2020. “I rifiuti sono una risorsa e non vanno visti come un fardello di cui liberarsi” spiega il presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara. “L’Italia, non attuando una corretta gestione del ciclo, esporta ricchezza. Invia in Cina masse di materiale da riciclo con costi enormi e poi riacquista dalla stessa Cina oggetti prodotti con quello stesso materiale senza alcuna garanzia di qualità. Il riciclo in casa nostra è la via maestra – prosegue Fara – per rilanciare l’economia, prevenire lo spreco di materiali, ridurre il consumo di materie prime e di energia”. (Cle – 20 nov)
