Desta numerose preoccupazioni in chi ne è affetto, con il 64% degli intervistati che la considera un handicap grave, molto più invalidante di altre problematiche croniche quale, ad esempio, la miopia. Si tratta dell’ipoacusia su cui è stata svolta per la prima volta una indagine approfondita, condotta su oltre 10 mila pazienti, affrontando il problema del rapporto con l’apparecchio acustico e alle motivazioni per cui ancora oggi in Italia, e contrariamente a quanto accade in molti altri paesi ‘evoluti’, viene sottovalutato e considerato uno strumento utile (per l’81%) ma non indispensabile (per il 90%) e volto a sopperire una ‘menomazione’. L’indagine, che ora è anche un libro (“Uno studio sul comportamento del consumatore ipoacusico”, di Nicola Cobelli dottore di ricerca in Economia e Direzione Aziendale e professore a contratto presso l’Università degli Studi di Verona) è la prima svolta in Italia in modo così approfondito. La ricerca è stata condotta attraverso la raccolta di dati primari, recuperati mediante interviste in profondità, su un campione composto principalmente da persone affette da deficit uditivo e da persone anziane, per un totale di 1075 individui. Un questionario è stato sottoposto ai pazienti dal personale amministrativo di centri acustici che hanno aderito allo studio, approfittando del tempo di attesa che precede la visita, in modo tale che gli intervistati non fossero influenzati dalla figura dell’audioprotesista. Al centro dell’attenzione l’approccio del paziente all’apparecchio acustico Dello studio si è ampiamente discusso nel corso del Congresso Nazionale della Federazione Italiana Audioprotesisti (Ana-Anap) che si è concluso ieri a Rimini. Relativamente al giudizio sull’utilità del prodotto, per l’81,3% degli intervistati gli apparecchi sono prodotti utili, ma solo l’8,1% li considera indispensabili. “Questo dato va letto comunque in positivo, perché in generale – afferma Gianni Gruppioni, presidente Anap – chi soffre di ipoacusia lieve trae maggiore beneficio dalla protesi ed è, quindi, portato ad attribuirgli un’utilità maggiore. Coloro i quali, invece, sono affetti da un’ipoacusia grave, hanno più difficoltà a raggiungere i risultati sperati”. Per quanto riguarda l’immagine che i pazienti hanno della protesi acustica, emergono sostanziali differenze nei diversi gruppi di intervistati. In particolare tra persone affette da livelli diversi di ipoacusia, tra maschi e femmine e tra soggetti di età e titoli di studio differenti. Ad ogni modo, il punto più critico – ma a torto perché la tecnologia digitale miniaturizzata pesa appena un grammo ed è veramente invisibile- l’aspetto estetico in quanto la protesi acustica continua ad essere percepita come antiestetica da buona parte dei soggetti intervistati, causando una certa resistenza dei pazienti per timore del giudizio degli altri. Resistenze e timori, naturalmente, che chi decide di consultare un Audioprotesista abilitato scopre essere infondati. (26 nov – red)

