(6 dic) Quando erano pochi e con contributo poco rilevante per la società, l’economia e la politica, gli anziani potevano essere relegati in una categoria unica che comprendeva tutti gli over 60. Ora – osserva il demografo Alessandro Rosina sul sito Neodemos.it – a 60 anni si è adulti maturi, mica anziani. Oltre i 65 anni diventa poi sempre più necessario distinguere tra “anziani giovani” e “grandi anziani” (oldest-old). La soglia usualmente posta è quella degli 80 anni. E’ questa infatti l’età in cui diventa prevalente la condizione di non piena autonomia, con il tasso di disabilità che sale oltre il 40%, mentre a 70-74 anni si mantiene ancora al di sotto del 10%. Gli over 80 fino a metà del XX secolo a malapena arrivavano all’1%. La soglia del 3% è stata superata in Svezia nel 1979 e in Italia solo dieci anni dopo. Il nostro paese negli ultimi decenni ha però superato tutto il resto del continente ed è stato il primo (ad inizio 2011) a superare il 6%. Un dato destinato a raddoppiare, secondo le previsioni Istat, prima della metà del secolo. In valore assoluto gli oldest-old italiani saranno più di 8 milioni e mezzo, arrivando a surclassare di slancio gli under 15. Rosina cita in proposito le statistiche pubblicate da Eurostat.
http://epp.eurostat.ec.europa.eu/statistics_explained/index.php/Population_projections
