(24 dic) Lo strumento di pagamento di gran lunga più utilizzato in Italia per gli acquisti è il contante (quasi il 90 per cento dei pagamenti, per un importo medio per transazione nell’ordine di 17- 21 euro); seguono le carte di pagamento (debito e credito) che registrano importi medi tra i 50-100 euro. Nei pagamenti di importi più elevati (500-1.000 euro) o a distanza si collocano gli addebiti pre-autorizzati, i bonifici e gli assegni. Tutto questo grande movimento di denaro ha un costo sociale di circa 15 miliardi di euro, pari a circa l’1 per cento del Pil. Il 49 per cento di tali costi è sostenuto da banche e infrastrutture per l’offerta dei servizi di pagamento (54 per cento nella media europea), il 51 per cento è a carico delle imprese (46 per cento nella media europea). Costi per circa 8 miliardi di euro, pari allo 0,52 per cento del Pil sono riconducibili all’utilizzo del contante. Nel caso del contante e degli assegni le principali componenti di costo sono quelle legate alla fase cd. di “back office” quali, in particolare, gli oneri associati alla gestione dei rischi operativi e di sicurezza (frodi, furti e ammanchi), al tempo di lavoro necessario per la gestione manuale dello strumento presso le casse e il punto vendita, insieme agli oneri di ammortamento e di manutenzione dei registratori di cassa. Inoltre, una quota consistente di oneri (circa 1⁄4) è attribuibile al trasporto e allo “stoccaggio” dei valori.
http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/temist/costo-sociale/testo.pdf
