“Inno”, una canzone d’amore di Gianna Nannini, farà da colonna sonora alla campagna elettorale di Pier Luigi Bersani che si aprirà ufficialmente domani alle 16.30 dal Teatro Ambra Jovinelli di Roma in un incontro con i ragazzi e le ragazze che voteranno per la prima volta alle elezioni. “Faremo in modo che nelle prossime settimane la campagna elettorale non sia fatta di politicismi o di cabaret, come si è visto largamente fin qui – afferma il segretario del Pd sul sito della campagna elettorale – Insieme a ragazzi e ragazze diremo chiaramente e concretamente in quale Italia vogliamo vivere nel futuro”. Bersani vuole lanciare una “riscossa civica e morale” e per farlo sceglie l’ode alla rinascita di Gianna Nannini, una canzone che, come ha spiegato la cantautrice senese due giorni fa in occasione del lancio del nuovo disco, “celebra la vita”. “Complimenti per la scelta! – dice ora la cantante su Twitter – Finalmente qualcuno che si intende di musica”. “Vita sempre tornerà”, dice il testo alla canzone che rappresenta un inno alla rinascita, come si augurano anche gli elettori del Pd dopo la batosta del 2008, accompagnata allora da “Mi fido di te” di Jovanotti, che lo stesso cantante definì tempo dopo inadeguata a sostenere la campagna elettorale di Walter Veltroni: “In realtà questa canzone parla di perdita, perché dice ‘cosa sei disposto a perdere’. Non è proprio un inno per trionfare”, osservò nel novembre 2011 mentre teneva a battesimo, con “Il più grande spettacolo dopo il big bang”, la manifestazione dei rottamatori di Matteo Renzi alla Stazione Leopolda di Firenze. Il rapporto tra il centrosinistra e i cantautori, insomma, vive alterne fortune. Nel 2002 Ivano Fossati, festeggiando i suoi 50 anni, si pentì pubblicamente di aver concesso all’Ulivo, a partire dalla vittoria del ’96, l’utilizzo della celebre “Canzone Popolare”: “Oggi non lo farei più – disse il cantautore genovese – Perché penso che l’Ulivo sia un abito politico da smettere. C’è un tempo per tutto, e il tempo corre fin troppo, mentre la credibilità va coltivata. Oggi c’è bisogno di una vera Sinistra più che dell’Ulivo; e io sono qui ad aspettarne la nascita”. Forse influì sul pentimento di Fossati il fatto che Francesco Rutelli l’anno prima perse le elezioni contro Berlusconi scegliendo un’altra sua canzone, “Una notte in Italia”. Cinque anni dopo però, quando Prodi salì a notte fonda sul palco di Piazza Santi Apostoli per annunciare la vittoria, seppur risicata, dell’Unione fu ancora una volta la “Canzone popolare” ad accendere l’entusiasmo dei militanti, destinato a spegnersi nel giro di pochi mesi. In realtà, per la sua campagna elettorale il Professore scelse “Una vita da mediano” di Luciano Ligabue, un inno alla generosità di chi, in mezzo al campo, è costretto a faticare più degli altri e a prendere le botte degli avversari anche per i propri compagni. In quel caso il rocker di Correggio, nonostante la parodia che Neri Marcorè ne fece (“Una vita da prodiano”), si disse onorato della scelta del leader della colorata coalizione di centrosinistra. Con meno partecipazione Ligabue reagì quando il Pd adottò “Niente paura” per un evento a sostegno della candidatura di Dario Franceschini alle primarie per la segreteria del partito nel 2009. In quell’occasione Bersani scelse “Un senso” di Vasco Rossi. Qualcuno ironizzò citando un brano della canzone: “Voglio trovare un senso a questa storia / anche se questa storia un senso non ce l’ha”. Ora il leader del Pd ha l’occasione per cambiare musica. (PO / Caf – 16 gen)
