Roma, 17 gen – Numeri che non tornano, schede sparite o duplicate e polemiche infinite, fino al caso di Nicola Di Girolamo, eletto nella Circoscrizione Estero nel 2008 coi voti della mafia e poi arrestato per riciclaggio e violazione della legge elettorale. Tante le anomalie organizzative che dalla sua introduzione hanno accompagnato l’esercizio del voto all’estero, tanto che tutta la legislatura è stata trascorsa a vagliare e discutere, in Parlamento e in sede di Cgie, una possibile riforma. Tutto interrotto però, a causa della fine anticipata della legislatura stessa e del naufragio della riforma della legge elettorale nel suo complesso. Per questo la rete diplomatico-consolare della Farnesina sta “adottando tutte le misure per assicurare l’ordinato e trasparente” svolgimento del voto all’estero, come ha assicurato in Parlamento Cristina Ravaglia, direttore generale per gli italiani all’estero e le politiche migratorie del ministero degli Esteri, garantendo “massima attenzione da parte delle sedi per la custodia del materiale elettorale votato e non votato”. Un’ attenzione particolare è rivolta anche alla composizione dell’ elettorato attivo: al momento, ha reso noto il dirigente della Farnesina, l’allineamento tra i dati dell’Aire, l’anagrafe degli italiani residenti all’ estero, e quelli degli schedari consolari è pari al 91%. Per le operazioni di voto all’ estero, inoltre, sono previste risorse umane aggiuntive (per lo più “digitatori” da assumere in loco) e missioni da Roma, “compatibilmente con le risorse a disposizione” e nelle situazioni più complesse.
(Sis)
