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“Da quando a ora in scena”, il ritorno di Faletti

it@withub.it by it@withub.it
20 Gennaio 2013
in Archivio speciali - Teatro
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Giorgio Faletti, diretto dal Massimo Cotto, torna a teatro con “Da quando a ora in scena” con un’anteprima a Firenze il 19 febbraio al Teatro Puccini. Lo spettacolo è tratto dal suo libro “Da quando a ora” appena pubblicato da Einaudi. Un romanzo autobiografico, in cui l’autore torna al suo vecchio amore, la musica, con due cd musicali incisi per la prima volta. In “Quando” Faletti interpreta alcuni suoi brani già portati al successi da altri artisti. In “Ora” propone dodici canzoni del tutto inedite. E dal romanzo nasce un inedito spettacolo dove musica e testo si uniscono in un formidabile connubio grazie alla presenza sul palco di Lucio Fabbri, alla chitarra e al violino; Paolo Jannacci, al pianoforte e alla fisarmonica; Roberto Gualdi, alla batteria e alle percussioni; Lorenzo Feliciati, al basso e contrabbasso; e allo GnuQuartet composto da Francesca Rapetti (flauto), Roberto Izzo (violino), Raffaele Rebaudengo (viola) e Stefano Cabrera (violoncello). “Ho scritto un libro come si scrive una canzone. O forse ho scritto delle canzoni come si scrive un libro, affidandomi all’emozione e alla memoria. Il risultato, qualunque sia la prospettiva, è che all’interno ci sono parole e musica che costituiscono una parte della mia vita, un discorso iniziato tanti anni fa e mi auguro non ancora concluso. Ci sono i suoni della mia infanzia, l’energia ignorante della mia adolescenza, le riflessioni armoniche della maturità. Ci sono le storie che ho sentito raccontare e quelle che mi sono inventato, credendo nello stesso modo alle une e alle altre. C’è il mio passato, l’unico posto dove mi è concesso andare a scavare per cercare di capire quale e quanto sarà il futuro. E una delle prime cose di cui mi sono reso conto è che l’idea di non salire mai più su un palcoscenico a rappresentare qualcosa mi toglieva l’allegria. Così quel libro e quelle canzoni sono diventati uno spettacolo, una piacevole avventura da dividere con gli amici musicisti e condividere con il pubblico, che mi piace considerare amico nello stesso modo. Portandomi dentro una piccola convinzione personale. Se in questo tempo e in questo paese è difficile vivere di musica, è tuttavia impossibile viverne senza”. (Red)

DEBUTTO ROMANO PER “LA SERATA A COLONO”

Accolto con grande successo al recente debutto di Torino, debutterà al Teatro Argentina di Roma dal 30 gennaio “La serata a Colono” di Elsa Morante, con la regia e le scene di Mario Martone e le musiche di Nicola Piovani. Lo spettacolo è interpretato da Carlo Cecchi (Edipo), Antonia Truppo (Antigone), Angelica Ippolito (Suora). Si tratta dell’unica opera per il teatro di Elsa Morante ispirata all’Edipo a Colono di Sofocle, ma che “non è mai stata rappresentata” racconta Cecchi, che della Morante era amico strettissimo. Non sono mancati in passato tentativi di rappresentarla: “Subito dopo l’uscita del libro, sia Eduardo De Filippo che Carmelo Bene – scrive Carlo Cecchi – pensarono di mettere in scena ‘La serata a Colono’. A un certo punto ne nacque un progetto cinematografico, che avrebbe messo insieme Eduardo come Edipo, e Bene come regista. Poi non se ne fece nulla. Negli anni ’70 altri primi attori volevano recitarlo; fra questi Vittorio Gassman. Ma ormai Elsa s’era fatta restia a farlo rappresentare. Anch’io in anni più recenti avevo deciso di metterlo in scena; per poi rinunciarvi, fermato dalle enormi difficoltà che presenta il testo, oltre alle quali, dovendolo affrontare nel doppio ruolo di regista e attore, si aggiungeva quella di dover recitare la parte lunghissima di un personaggio di difficilissima definizione e drammaturgicamente ambiguo. Quando giravamo ‘Morte di un matematico napoletano’, con Mario Martone, grande ammiratore de ‘La serata a Colono’, c’eravamo promessi di farlo insieme, un giorno o l’altro. Così, vent’anni dopo, quel giorno è arrivato e ‘La serata a Colono’ va in scena per la prima volta, da quando è stato scritto”. (Red)

IL MITO DI ORFEO IN “LEI DUNQUE CAPIRA’” A TORINO

Claudio Magris ripercorre il mito di Orfeo che scende nell’Ade in cerca della sua Euridice con “Lei dunque capirà”: lo spettacolo diretto da Antonio Calenda debutterà a Torino il 22 gennaio al Teatro Gobetti con l’interpretazione di Daniela Giovanetti. Lei decide di farsi guardare per non tornare a contatto con la banalità, con l’inutile ricerca di un senso, dopo aver compreso che nell’aldilà c’è uno specchio altrettanto deformante a rendere la verità altrettanto inaccessibile. Lei dunque capirà e la storia di Orfeo. O meglio, è uno dei possibili modi in cui si potrebbe raccontare oggi il mito del giovane poeta che scende negli inferi per recuperare la sua amata e che, forse per troppo amore, si volta a guardarla prima del tempo, contravvenendo alle promesse. Ma in questa messinscena del mito non c’è nulla. Non ci sono gli inferi, non c’è nemmeno Orfeo. C’è solo una donna, dietro la porta di un ambiente scarno e cupo, che racconta una storia. La sensibilità, la dolorosa dolcezza e l’appassionata determinazione di Daniela Giovanetti, diretta da Antonio Calenda, disegnano una moderna Euridice, testimone di un amore che si ripete oltre il tempo. (Red)

MISERIA E NOBILTA’ CON LELLO ARENA E GEPPY GLEIJESES

Miseria e nobiltà, titolo fra i più famosi della drammaturgia di tutti i tempi e cavallo di battaglia dei più grandi attori napoletani (e non) del secolo scorso, arriva al Teatro di Monfalcone il 22 e 23 gennaio proposto nell’adattamento, integralmente in italiano, di Geppy Gleijeses (che ne firma anche la regia), che fa tesoro del testo originale di Eduardo Scarpetta ma anche dell’adattamento di Eduardo De Filippo e della sceneggiatura del celebre film di Mario Mattoli con Totò. A interpretare i ruoli di Felice Sciosciammocca – celebre maschera di Scarpetta – Pasquale e Luisella sono, rispettivamente, lo stesso Geppy Gleijeses, Lello Arena e Marianella Bargilli, tutti reduci dal grande successo dello spettacolo Lo scarfalietto, sempre di Scarpetta; insieme a loro, in scena, alcuni fra i migliori caratteristi del teatro napoletano. Protagonista della commedia è Felice Sciosciammocca, lo scrivano cui si rivolge Eugenio, giovane nobile innamorato di Gemma, figlia di Gaetano, un cuoco arricchito. Il ragazzo è infatti ostacolato dal padre, il marchese Favetti. Felice e Pasquale, un altro spiantato, insieme alle rispettive famiglie, si introducono a casa del cuoco fingendosi i parenti nobili di Eugenio ma la situazione si ingarbuglia, perché anche il vero marchese Favetti è innamorato della ragazza, al punto da frequentarne la casa sotto le mentite spoglie di Don Bebè. Il figlio, scoperta la cosa, costringerà il padre a dare il suo consenso alle nozze. (Red)

 

APPLAUSI PER “FANTASMI A ROMA”

Applausi e consensi – giovedì sera all’Aula Magna della Sapienza – per “Fantasmi a Roma, una favola musicale”, progetto nato da un’idea di Simona Patitucci, con la regia di Fabrizio Angelini, liriche e testi di Gianfranco Vergoni, musiche di Massimo Sigillò Massara. Il  progetto, nato come scommessa di una piccola produzione, e divenuto oggetto dell’attenzione mediatica e dei professionisti del settore, mira a riportare alla ribalta il genere della commedia musicale italiana, attraverso le voci di un cast stellare: Renata Fusco, Simona Patitucci, Toni Fornari, Carlo Reali. A Roma nei primi anni ’60 si respirava un’aria incantata. Erano tempi di trasformazione e rinnovamento, in cui il boom economico confortava aspirazioni e fantasie. Quasi non esisteva il traffico, il Tevere era balneabile, nessuna promessa pareva eccessiva. L’improvviso benessere era tangibile. Si aveva fiducia nel futuro. Il cambiamento, la modernità, erano guardati con curiosità. Il cinema e la televisione proponevano nuovi modelli di comportamento: playboy, donne di mondo, vita notturna, scandali. Allo stesso tempo, l’espansione dell’edilizia metteva a rischio la tutela del patrimonio storico. Questa è l’atmosfera che si respira nella commedia musicale. E proprio nell’atmosfera di quegli anni che è racchiusa la semplice, tenerissima storia di un anziano nobile, la cui unica proprietà è costituita dal cadente palazzo di famiglia, al quale è legato da una simbiosi profonda, e nel quale si aggirano, curiosi e nostalgici, quattro fantasmi di suoi antenati. Ma il suo erede, il giovane e dissipato Federico, non ha remore a vendere la casa a un costruttore, che intende demolirla, per innalzare al suo posto il più grande supermercato d’Europa. Ed ecco che i fantasmi cercano in tutti i modi di impedire la distruzione del palazzo, insegnando all’ultimo dei loro discendenti ad apprezzare il valore della storia, della famiglia, e della tradizione. Ispirata al memorabile film del 1961, diretto da Antonio Pietrangeli, sceneggiato dallo stesso Pietrangeli al fianco di Ennio Flaiano, Ettore Scola e Ruggero Maccari, interpretato da un cast che comprendeva gli inimitabili Marcello Mastroianni, Sandra Milo, Eduardo De Filippo, Tino Buazzelli, Lilla Brignone, Vittorio Gassman, la nuova commedia musicale riunisce i grandi talenti di alcuni tra i migliori attori-cantanti italiani. (Gil)

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