(21 gen) “Centocinquanta anni di genio italiano. Innovazioni che cambiano il mondo”: è questo il titolo della mostra che verrà inaugurata giovedì nel Design Terminal di Budapest. Organizzata dall’Istituto Italiano di Cultura della città, in collaborazione con la Fondazione Rosselli, la mostra è dedicata alle scoperte, ai progetti e alle invenzioni italiane che hanno avuto maggiore e decisivo impatto tanto sulla società quanto sull’industria, alcune delle quali si impongono a livello mondiale, da Marconi a Chiariglione, da Pirelli a Natta, da Fermi a Rubbia, dalla Montalcini a Faggin. Un allestimento interattivo e multimediale racconta la grandezza di alcuni scienziati italiani attraverso l’impatto che le loro invenzioni hanno prodotto sulla vita quotidiana di ognuno di noi. Il percorso espositivo si snoda attraverso cinque ambienti: in “Vivere il nuovo” si mette in luce come è cambiato il nostro rapporto con il quotidiano, nell’intimità e nelle interazioni con gli altri. A Giulio Natta si deve l’invenzione della plastica, ad Alessandro Cruto quella della lampadina. Antonio Meucci, invece, ha cambiato le comunicazioni tra le persone con il telefono, Camillo Olivetti con le macchine a scrivere ha modificato la scrittura, fino ad arrivare ad un nuovo modo di sentire la musica, con lo standard Mp3 di Leonardo Chiariglione. Il tema del viaggio torna invece in “Viaggiare è conoscere”: se a Barsanti e Matteucci si deve l’invenzione del motore a scoppio, Dante Giacosa ha creato una nuova idea di macchina, l’utilitaria, mentre Corradino D’Ascanio, con la Vespa, ha ridisegnato il paesaggio dell’Italia del dopoguerra. Parte dell’esposizione è poi legata al mondo del lavoro. Il lavoro è fatica, ma la tecnologia lo può rendere meno pesante e può trasformare i suoi prodotti in strumenti per una vita migliore e più comoda. Galileo Ferraris capì i fondamentali vantaggi della trazione elettrica rispetto alla meccanica tradizionale, Germano Sommeiller progettò ciò che contribuì a rendere possibile il traforo del Frejus, Giacomo Fauser ottenne industrialmente la sintesi dell’ammoniaca, da cui prenderà l’avvio l’industria dei nuovi fertilizzanti azotati, fino ad arrivare alla tecnologia di Pier Giorgio Perotto con il primo Personal Computer, e di Federico Faggin, a cui si deve il primo microprocessore. Infine l’esposizione di Budapest dedica un ambiente al “superamento delle frontiere”: Guglielmo Marconi può essere considerato l’anticipatore del Wireless, Fermi ha reso possibile l’esplorazione dell’atomo, fino ad arrivare a Cabibbo, a Rubbia, al Cern di Ginevra. Altre frontiere sono state tracciate dai matematici, ad esempio da Vito Volterra con l’applicazione di sistemi matematici alla biologia. Non manca un’attenzione particolare al mondo della ricerca: l’Italia è stata un’eccellenza per quel che riguarda lo studio e la lotta contro la malaria, da Grassi a Coluzzi, per l’istologia, con Bizzozero, per la genetica, con Ida Bianco ed Ezio Silvestroni, per la genetica agraria con Nazareno Strampelli, che ha anticipato la cosiddetta “Rivoluzione Verde” fino all’ambito delle neuroscienze, da Camillo Golgi, a Giuseppe Moruzzi a Giacomo Rizzolatti. La mostra resterà aperta fino al 7 febbraio. (red)
