Massimo Livi Bacci, professore di Demografia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Firenze, considerato una delle massime autorità mondiali nella sua disciplina, dubita che in Italia esista il fenomeno che si è soliti chiamare “fuga dei cervelli”. Livi Bacci afferma di conoscere abbastanza bene le molteplici dimensioni della condizione dei giovani in Italia: le difficoltà di accesso al mercato del lavoro, il prolungato precariato, la magre risorse messe in campo per il diritto allo studio, la crisi economica che ha inaridito gli sbocchi professionali. Ma ha anche dei dubbi che questa condizione abbia aperto la porta ad una “fuga”, dei giovani in generale, e dei più talentuosi in particolare. E per due ragioni. “La prima – scrive Livi Bacci sul sito neodemos.it – è di carattere generale: la crisi non colpisce solo l’Italia, ma l’Europa intera. Anche gli Stati Uniti, tradizionale mecca dei giovani ansiosi di apprendere e vedere riconosciute le proprie capacità, offrono minori opportunità nel loro potente sistema universitario. La seconda ragione è specifica: le prove della ‘fuga’ – ammesso che si possa definire senza equivoci il termine – sono abbastanza inconsistenti, un po’ perché i dati oggettivi sono rari e mal misurano il fenomeno, un po’ perché quelli esistenti non sembrano convalidarne l’esistenza”. Livi Bacci fonda il suo scetticismo su una serie di dati. I primi sono quelli proposti dall’Istat, con una indagine sulla mobilità dei dottori di ricerca dalla quale risulta una generale scarsa mobilità: comparando la residenza prima dell’iscrizione all’università ed il domicilio abituale a 5 (o 3 anni) dal dottorato, risulta che l’81,6% viveva nella stessa ripartizione geografica; il 12% in una ripartizione diversa e il 6,4% all’estero. “Una proporzione, quest’ultima, che appare, a tutta prima, assai modesta”. Una forte internazionalizzazione c’è solo per le scienze fisiche (il 22,7% dei dottori dimora all’estero): “si tratta però di un’area disciplinare nella quale è impensabile non avere esperienze fuori d’Italia, e nella quale opera – alle porte dell’Italia – il Cern che conta tra i suoi dipendenti molte centinaia di fisici italiani”. (Pap – 7 feb)
