Nel triennio 2008-2010, sulla base dei sequestri doganali, il settore “Abbigliamento e accessori” si è rivelato ancora una volta fra i più colpiti dalla contraffazione, con un valore stimato in quasi 3 miliardi di euro. Ma a differenza di quanto si possa pensare, non sempre questo equivale solo a un danno. La ricerca presentata oggi nell’ ambito del convegno “L’ impatto delle contraffazioni sulle aziende moda di alta gamma”, organizzato da Elisabetta Merlo, docente di Storia economica all’ Università Bocconi, ha rilevato un effetto positivo della contraffazione sui prodotti e le marche di lusso oggetto di falsificazione definito “snob premium”. Lo studio realizzato all’ interno del Programma di ricerca di rilevante interesse nazionale cofinanziato dal Miur, dimostra infatti che il consumatore è disposto a riconoscere un valore extra alle marche oggetto di contraffazione che si sostanzia in una disponibilità a pagare un prezzo più alto per gli originali. Se, per esempio, per una piccola borsa da donna di marca nota i consumatori che costituiscono il campione della ricerca sono disposti a pagare 210 euro in assenza di contraffazione sul mercato, in caso di presenza di falsi la cifra sale a 350. Per brand meno noti, invece, l’ effetto è opposto. In caso di assenza di falsi la borsa viene valutata 175 euro, in presenza soltanto 75. Ma non solo. Secondo la ricerca, gli acquirenti di falsi privilegiano gli aspetti legati all’ edonismo e al prestigio sociale, mentre i consumatori di originali sono mossi più da questioni funzionali di usabilità e qualità dei prodotti. (red – 12 mar)