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NAPOLITANO RIELETTO MANDATO BIS STORICO

it@withub.it by it@withub.it
20 Aprile 2013
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Giorgio Napolitano è il dodicesimo presidente della Repubblica. Nello stallo politico–istituzionale derivato dall’esito delle elezioni del 24-25 febbraio, si verifica un fatto inedito nella storia della Repubblica, la rielezione del presidente uscente. Napolitano è stato eletto alla sesta votazione, superando abbondantemente la maggioranza semplice con 738 voti, tra gli applausi dell’aula (meno che dei Cinque Stelle). Alla quinta, invece, avvenuta in mattinata, si era registrato un ennesimo nulla di fatto. Lunedì alle 17 Napolitano giurerà e pronuncerà il discorso di insediamento di fronte al Parlamento riunito in seduta comune. “Potete immaginare come io abbia accolto con animo grato la fiducia espressa liberamente sul mio nome dalla grande maggioranza dei componenti l’Assemblea dei parlamentari e dei delegati regionali e come abbia egualmente accolto la fiducia con cui tanti cittadini hanno ansiosamente atteso una positiva conclusione della prova cruciale e difficile dell’elezione del presidente della Repubblica” sono state le sue prime parole, ricevendo i presidenti di Camera e Senato, Laura Boldrini e Pietro Grasso, per l’accettazione dell’incarico. “Lunedì dinanzi alle Camere – ha aggiunto Napolitano -, concordando in questo senso la convocazione della seduta comune, io avrò modo di dire quali sono i termini entro cui ho ritenuto di poter accogliere in assoluta limpidezza l’appello rivoltomi ad assumere ancora l’incarico di presidente, e preciserò come intenda attenermi rigorosamente all’esercizio delle mie funzioni istituzionali. Auspico fortemente che tutti sapranno, a partire dalle prossime settimane, a partire dai prossimi giorni, onorare i propri doveri concorrendo al rafforzamento delle istituzioni repubblicane. Dobbiamo guardare tutti, come io ho cercato di fare in queste ore, alla situazione difficile del Paese, ai problemi dell’Italia e degli italiani, all’immagine e al ruolo internazionale del nostro Paese”.




LA PROTESTA IN PIAZZA

Fuori da Montecitorio, durante le votazioni e dopo, si è continuato a manifestare al grido di “Rodotà Rodotà” (grido risuonato anche dentro l’emiciclo al momento della proclamazione di Napolitano) e contro quello che i grillini definiscono un “inciucio”, o peggio ancora un “golpe”, con Beppe Grillo che annuncia di partire  per Roma e lancia il grido di battaglia: “Rimarrò per tutto il tempo necessario. Dobbiamo essere milioni. Non lasciatemi solo o con quattro gatti. Di più non posso fare. Qui o si fa la democrazia o si muore come Paese”. Iniziativa da cui prende le distanze Rodotà: “Sono sempre stato convinto che le decisioni possano e a volte debbano essere criticate anche duramente. Ma questo sempre nell’ambito della legalità costituzionale. Io sono contrario a qualsiasi marcia su Roma”. Grillo ha successivamente annunciato che non sarà in piazza questa sera. L’elezione di Napolitano avviene al termine di tre giorni drammatici, soprattutto per il Partito democratico,  con le candidature di Franco Marini prima e Romano Prodi poi “bruciate” in aula a causa delle defezioni del centrosinistra, e con la candidatura di Stefano Rodotà (sostenuto nella quinta e sesta votazione da Movimento e 5 Stelle e Sel) che ha ottenuto 217 voti nell’ultimo scrutinio. L’iniziativa di confermare Napolitano è partita dal Pd, poi condivisa da Pdl, Lega e Scelta Civica, i cui rappresentanti sono saliti oggi al Colle per convincere il capo dello Stato, che aveva a più riprese escluso la possibilità di un secondo mandato. “Da tutti gli interlocutori è stata espressa la convinzione che – nella grave situazione venutasi a determinare col succedersi delle votazioni per l’elezione del nuovo capo dello Stato – sia altamente necessario e urgente che il Parlamento in seduta comune possa dar luogo a una manifestazione di unità e coesione nazionale attraverso la rielezione del presidente Napolitano – spiegava una nota diffusa dal Quirinale in tarda mattinata -. Gli si è rivolto perciò un caldo appello a riconsiderare in questo quadro le ragioni da lui più volte indicate di indisponibilità a una ricandidatura”. Poco dopo, prima della sesta votazione, in un’altra nota Napolitano ufficializzava l’accettazione della candidatura: “Ritengo di dover offrire la disponibilità che mi è stata richiesta”. “Mi muove in questo momento il sentimento di non potermi sottrarre a un’assunzione di responsabilità verso la nazione, confidando che vi corrisponda una analoga collettiva assunzione di responsabilità” è il contestuale richiamo di Napolitano alle forze politiche, specificando però di non aver posto alcuna condizione legata al governo: “Naturalmente, nei colloqui di questa mattina, non si è discusso di argomenti estranei al tema dell’elezione del presidente della Repubblica”. 

 



ALLE SPALLE UN SETTENNATO INTENSO


“Non sarò in alcun momento il presidente solo della maggioranza che mi ha eletto; avrò attenzione e rispetto per tutti voi, per tutte le posizioni ideali e politiche che esprimete” aveva detto Napolitano nel suo primo discorso d’insediamento davanti alle Camere il 15 maggio 2006, dopo essere stato eletto con 543 voti al quarto scrutinio, solo con i consensi del centrosinistra. Il suo primo settennato ha visto succedersi tre presidenti del Consiglio, Prodi, Berlusconi e Mario Monti, quest’ultimo chiamato nel novembre 2011 da Napolitano a presiedere quello che è stato definito come il “governo del presidente” per eccellenza, con l’obiettivo di tirare l’Italia fuori dall’emergenza finanziaria e rassicurare l’Europa sulla tenuta del nostro Paese. Durante il suo settennato si è celebrato anche il centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia, occasione in cui Napolitano ha richiamato il Paese alla necessità di una maggiore coesione. Frequenti, e spesso inascoltati, i suoi appelli alle forze politiche per moderare i toni del confronto e alle riforme, soprattutto quella elettorale. Dopo aver verificato l’impossibilità della formazione di un governo nel quadro uscito dalle elezioni di febbraio, Napolitano ha deciso la nomina di dieci “saggi” che hanno individuato i temi prioritari per il Paese in ambito economico e di riforme istituzionali. Temi che dovrà affrontare il prossimo esecutivo, la cui nascita sarà il primo – e non certo facile – impegno del suo nuovo mandato. (Red – 20 apr)        

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