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LE MOTO DEI FILM DI FELLINI
IN MOSTRA A MODENA

it@withub.it by it@withub.it
17 Maggio 2013
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Il motocarro di Zampanò, la Vespa della “Dolce vita”, la Harley Davidson di “Amarcord” e perfino il triciclo di Fellini bambino: questi e tanti altri i cimeli esposti nella mostra “Le moto nel cinema di Fellini” che si tiene da domani al 9 giugno il Museo Casa Enzo Ferrari di Modena nell’ambito della 14esima edizione di “Modena Terra di Motori”. Al taglio del nastro, domani, alle 12, sarà presente anche Francesca Fellini, la nipote del regista, che ha recuperato la storia dello zio e si occupa della sua valorizzazione. La motocicletta è una costante nella produzione cinematografica del regista scomparso a Roma il 31 ottobre 1993, venti anni fa, presente in quasi tutte le sue opere. Uno dei primi ricordi della sua infanzia riguarda il triciclo (lo stesso in mostra, risalente al 1925) e le ore passate a giocare con il fratello Riccardo. E ancora il motocarro Guzzi Ercole, del 1950, utilizzato nella rappresentazione teatrale de “La Strada” (1954), con Anthony Quinn e Giulietta Masina. Il girovago Zampanò attraversa l’Italia con la sua donna e il suo motocarro Sertum, che usa anche come casa e palcoscenico per i suoi spettacoli. Dal film è stato tratto un balletto teatrale in cui viene utilizzato un motocarro simile, un Guzzi Ercole, anch’esso allestito secondo le esigenze sceniche. E poi il motocarro Innocenti FD 125 C, del 1952, de “Le notti di Cabiria” (1957). In questo film Fellini racconta la miseria di una donna che per sopravvivere è costretta a fare il mestiere più antico del mondo. Uno dei clienti di Cabiria – interpretata da Giulietta Masina, compagna di vita del maestro – si presenta a bordo di un motocarro Innocenti 125, un veicolo commerciale tipico degli anni ’50. E ancora la mitica vespa 125 del 1959 – anch’essa originale – utilizzata dai fotografi d’assalto per la sua praticità nel traffico angusto di Roma, de “La Dolce Vita” (1960). Tra gli altri mezzi troviamo poi il Gilera Saturno sidecar, del 1953, de “I Clowns” (1971). In “Roma” (1972) poi, tra le altre, troviamo una Laverda 750 S, del 1970. Nel finale un gruppo di motociclisti, visti come i nuovi “barbari”, invadono le vie di una Roma notturna e confusionaria mentre la Polizia cerca di riportare l’ordine. Tra gli altri cimeli alla mostra modenese sarà possibile ammirare la Harley-Davidson WL 750, del 1932, di “Amarcord” (1973), il film più autobiografico di Fellini. Il regista ricorda il periodo della sua adolescenza in una Rimini caratterizzata da personaggi straordinari come il motociclista “Scurèza ‘d Corpolò” che sfrecciava per il paese cavalcando, appunto, la sua poderosa motocicletta. In pochi secondi Fellini consegna alla storia l’archetipo del motociclista: un personaggio mitologico che ricorda il centauro o il cavaliere, dai lineamenti poco chiari ma dalla grande imponenza. Ne “La città delle donne” (1980) la moto – in mostra è la Guzzi 500 Superalce, del 1949 – è vista come la donna, simbolo di sessualità ma poco comprensibile per l’uomo, in questo caso Marcello Mastroianni che interpreta l’incauto Snaporaz. Ne “La voce della luna” (1990), l’ultimo film di Fellini – un testamento spirituale e cinematografico – si narrano le gesta di due personaggi (Paolo Villaggio e Roberto Benigni) che inseguono i loro sogni e ascoltano la voce della luna che sale dai pozzi. Ma scopriranno che la realtà è spesso molto più dura dei sogni: ad esempio una donna lascia il marito per un motociclista che la chiama “dinamite pura”, un nomignolo che potrebbe tranquillamente dare alla sua Ducati Indiana 650 – in mostra anch’essa – descritta da Fellini nella sceneggiatura originale come una “mastodontica Harley-Davidson”. (Red – 17 mag)

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