(10 giu) Pensate a un viaggio di 15 mila chilometri, attraversando letteralmente mezzo mondo. Pensate al profondo est europeo, al lago salato di Aral, alle asperità del Kyrgystan fino al deserto mongolo, ad aree zeppe di yurte e monasteri tibetani fino alle linee sovietiche di Ulan Bator. Bene, ora pensate di sedere davanti al volante di una Renault Clio con molti anni sulle spalle, “senza un centimetro di carrozzeria sana” mentre attraversate un fiume o cercate rifugio per la notte. Se nella vostra mente i due scenari coincidono, siete pronti per seguire le “gesta” di tre ragazzi romani: Lorenzo Dutto, pilota di elicotteri su piattaforme petrolifere in Malesia, e due ingegneri ambientali, Emanuele Gigli e Giuseppe Orsini. I tre formano l’equipaggio Rougher Dan Khan (il nome ha radici giamaicane, tra Burro Banton e Ziggy Marley, ovvero la colonna sonora musicale del viaggio) che parteciperà – dal 13 luglio – al Mongol Rally, un evento ai confini della realtà che vedrà centinaia di equipaggi partire dall’Europa alla volta di Ulan Bator: il ricavato della “corsa” verrà devoluto in beneficenza a favore del Lotus Children Charitable Centre e dell’organizzazione a difesa dell’ambiente Cool Earth. Quaranta giorni di viaggio per 15 mila chilometri di percorrenza. Alla base di tutto, ci spiega Emanuele, c’è il desiderio di fare del bene e di vivere “un’esperienza davvero fuori dal comune, che ci trasmetta adrenalina, contando solo su noi stessi, anche in situazioni particolari di imprevisti. E’ sempre emozionante affrontare una sfida con le proprie forze”. Per Emanuele e Giuseppe, l’avventura del Mongol Rally “rischia” di non essere la più impervia: “Abbiamo una società di ingegneria: di questi tempi è forse più facile fare 15 mila chilometri su una vecchia utilitaria che arrivare a fine mese”. Le regole del Mongol Rally impongono che la vettura sia tutt’altro che nuova, non abbia quattro ruote motrici e che venga venduta in Mongolia a fine viaggio. Il rientro in aereo sarà forse l’unico attimo di relax: “La vacanza per noi non è un momento di riposo, ma uno stravolgimento della realtà quotidiana. Viaggiare con quest’auto sarà una sfida: cercavamo una macchina che non avesse problemi di motore, mentre sulla carrozzeria eravamo disposti a soprassedere”. Guardando la Clio blu che li porterà dall’altro capo del mondo si capisce che hanno centrato l’obiettivo: “Siamo abituati a spostamenti non convenzionali con tutti i mezzi di trasporto, dal treno alla bici. Abbiamo girato l’Europa in bici e il Trentino a piedi, seguendo il fronte della Prima guerra Mondiale”. Per quanto possibile, Emanuele assicura che il loro viaggio si potrà seguire dal blog dell’equipaggio: “Scriveremo e posteremo foto appena troveremo le connessioni”. Seguirli sarà un modo per supportare il loro sforzo e per vivere quest’avventura insieme a loro. (Lam)