Donna, tra i 25 e i 44 anni, inoccupata, è il profilo della prima vittima dell’omicidio in famiglia. È quanto emerge dal rapporto Eures 2013 “L’omicidio volontario in Italia”, presentato questa mattina a Roma nella sala della Mercede della Camera dei deputati. Se, in termini generali, l’omicidio colpisce gli uomini, nel solo contesto familiare e affettivo la vittima è principalmente una donna (61,1% dei casi nel 2012) di età compresa tra i 25 e i 54 anni (49,2%). Le donne uccise in famiglia nel 2012 sono state infatti 107, a fronte di 68 vittime tra gli uomini (38,9%). Coerentemente, anche l’indice del rischio di omicidio familiare tra le donne (3,5 vittime per milione di donne residenti) risulta superiore a quello degli uomini (2,4). In relazione all’età, accanto alla concentrazione nelle fasce centrali della vita, colpisce il forte numero delle vittime di 65+ anni (43 nel 2012, pari al 24,6% del totale), confermandosi la fragilità delle persone anziane, non più in grado di rispondere alla domanda di tutela materiale e affettiva attesa, un fattore vittimogeno. Anche nel 2012 prevale tra le donne vittime di omicidio in famiglia la “condizione non professionale” (studentesse, casalinghe, disoccupate, ritirate dal lavoro, inabili), rilevata nel 67,9% dei casi (contro il 32,1% di occupate), mentre gli uomini uccisi in famiglia risultano prevalentemente occupati (59,2%). (Naf – 11 lug)