Addis Abeba – Si è svolta nei giorni scorsi ad Addis Abeba la missione di una delegazione dell’associazione italiana di produttori di macchine tessili (Acimit), guidata dalla presidente Raffaella Carabelli. Nel corso dei quattro giorni nella capitale etiope, la delegazione, coordinata dall’Ufficio Ice di Johannesburg e dall’Ambasciata d’Italia ad Addis Abeba, ha seguito un fitto programma di incontri istituzionali e di visite ad aziende tessili locali e ha tenuto una presentazione dei macchinari italiani e partecipato a una sessione di ”B2B” con aziende etiopi. L’iniziativa rientra nella strategia Acimit di esplorazione di quelli che potranno essere i nuovi mercato del futuro. Attualmente operano in Etiopia un centinaio di aziende della filiera tessile e dell’abbigliamento, che danno lavoro ad oltre 40 mila persone. La gamma di prodotti è abbastanza differenziate: maglie, pigiami, biancheria, capi sportivi, uniformi e abiti da lavoro.
Si tratta di numeri ancora poco significativi ma con prospettive interessanti per diversi fattori: disponibilità di manodopera a bassissimo costo (meno di 50 dollari al mese); produzione cotoniera ancora limitata (circa 50 mila ettari) ma di elevata qualità e un forte potenziale di espansione (nell’ordine di tre milioni di ettari, secondo il governo di Addis Abeba); disponibilità di energia elettrica a basso costo (3,5 centesimi di dollaro per kilowattora) grazie alle rilevanti risorse idroelettriche del paese. In questo contesto, gli obiettivi fissati dal piano programmatico per il 2015 del Governo sono decisamente ambiziosi e puntano a incrementare la produzione a 2,5 miliardi di dollari e le esportazioni ad un miliardo di dollari. Attualmente la filiera più sviluppata è quella della maglieria, con un fatturato (2012) valutato in 200 milioni di dollari anno. Tra i retailer internazionali hanno iniziato a rifornirsi in Etiopia, sia pure per quantitativi limitati, gruppi come Tesco, H&M, Primark.(9colonne)