(20 ago) “Il restauro costituisce il momento metodologico del riconoscimento dell’opera d’arte, nella sua consistenza fisica e nella sua duplice polarità estetica e storica, in vista della sua trasmissione al futuro”. Così Cesare Brandi, critico d’arte toscano, definiva il concetto del restauro. Restaurare è un’arte e proprio a questa forma d’arte, in particolare al restauro “made in Italy”, guarda con interesse una delegazione del Centro Internazionale per il restauro del patrimonio architettonico dell’Università “Jiao Tong” di Shanghai. La delegazione, infatti, ha visitato nei giorni scorsi l’Università di Bologna: l’ateneo cinese è interessato a dare vita a una collaborazione, sul tema della tutela del patrimonio culturale, con l’Alma Heritage Science Integrated Research Team dell’Università di Bologna. In particolare, come si legge sul sito dell’ateneo, nei giorni scorsi Andrea Nanetti, studioso italiano alla Università JaoTong di Shanghai, ha accompagnato una rappresentanza di docenti, guidata da Yongkang Cao, direttore del Centro Internazionale per il Restauro del Patrimonio Architettonico dell’ateneo cinese, imprenditori del settore edilizio e funzionari pubblici cinesi, in un tour nei centri di eccellenza del restauro in Europa. Dopo aver visitato il Museo dell’Acropoli, i Musei Vaticani, e l’Opificio delle Pietre Dure a Firenze, la delegazione di Shanghai ha fatto tappa all’Alma Mater, dove ha partecipato ad un workshop sul tema “Heritage Building Conservation: Methods and Techniques”. Quello che è emerso dall’incontro tra i ricercatori dei due Paesi è che in Cina manca ancora il giusto approccio metodologico alla tutela del patrimonio culturale, per questo il contributo di Alma Heritage Science potrà essere molto significativo. La delegazione cinese – come si legge ancora sul sito dell’Università di Bologna – ha riconosciuto come l’Italia abbia forti competenze nel campo della conservazione e del restauro, e l’Università di Shangai si è detta molto interessata ad avviare una collaborazione interdisciplinare – ingegneri, chimici, costruttori, architetti, restauratori devono tutti saper fare restauro ed integrarsi vicendevolmente – per individuare modelli e standard di intervento esportabili anche in Cina e in altre aree del globo, eventualmente dando vita anche a start up che sfruttino, concretamente, le potenzialità della ricerca congiunta. (Red)