Sono stati mesi lunghi, difficili, contrassegnati “da violenze molto forti” come hanno spiegato il suo ‘ compagno di sventure’ Pierre Piccinin e il suo direttore Mario Calabresi. Mesi in cui l’ Italia e la sua famiglia sono stati in pena per lui, in cui a volte, in mancanza di novità e di contatti, hanno spesso temuto il peggio. Invece Domenico Quirico da ieri sera è di nuovo a casa. La prima cosa che ha fatto nel primo giorno da uomo libero, questa mattina, è stata recarsi in Procura per raccontare i dettagli dei suoi cinque mesi di prigionia: non il meglio di quanto ci si possa aspettare, ma tanto basta per archiviare l’ incubo. Ieri, atterrato a Ciampino, aveva detto di sentirsi tradito dalla rivoluzione: “Non è più la rivoluzione laica di Aleppo,è diventata un’ altra cosa. Sono più squilibrati che islamisti”. Al direttore della Stampa, il suo giornale, Quirico ha raccontato che “è stato un sequestro durissimo, fatto di tanti spostamenti e di momenti difficili”, parole di Calabresi alla web radio della Stampa “Domenico sta bene ma è stata molto dura. Era nelle mani di ribelli, una parte della sua prigionia è avvenuta nella cittadina siriana di Qusayr proprio durante l’ attacco delle forze governative. Il suo racconto è quello di una persona che ha visto come tutto, in Siria, si sia radicalizzato, diventando un’ altra cosa”. Una testimonianza che coincide con quella dello storico belga Piccinin, che viaggiava con Quirico e che ha condiviso con lui i momenti più bui del rapimento. Piccinin ha confermato che i due hanno subito “violenze fisiche molto dure, siamo stati in mano a gruppi molto violenti, anti-occidentali”. Per due volte gli ostaggi hanno tentato la fuga, per due volte sono riacciuffati e “puniti pesantemente”. Pesanti anche le torture psicologiche: “Domenico per due volte ha subito una finta esecuzione, con la pistola puntata alla tempia”. Ma la rivelazione più scioccante, Piccinin l’ ha fatta sulla questione dei gas chimici usati alla periferia di Damasco: “E’ un dovere morale dirlo, non è stato il governo di Assad ad avere utilizzato il gas nella periferia di Damasco. Lo so perché abbiamo ascoltato una conversazione del gruppo ribelle che ci deteneva”. Parole che, se confermate, potrebbero portare a una rivalutazione della stessa strategia internazionale nei confronti di un possibile attacco alla Siria. (9 set – Sis)