“La società purtroppo è inquinata dalla cultura dello scarto, che è opposta alla cultura dell’ accoglienza. E le vittime della cultura dello scarto sono proprio le persone più deboli, più fragili. In questa Casa invece vedo in azione la cultura dell’ accoglienza. Certo, anche qui non sarà tutto perfetto, ma si collabora insieme per la vita dignitosa di persone con gravi difficoltà. Grazie per questo segno di amore che ci offrite: questo è il segno della vera civiltà, umana e cristiana! Mettere al centro dell’ attenzione sociale e politica le persone più svantaggiate”. Lo ha detto Papa Francesco, nella sua visita ragazzi dell’ Istituto Serafico per la riabilitazione dei più giovani come prima tappa della visita odierna ad Assisi. Parole che fanno riecheggiare riferimenti a quanto accaduto ieri a Lampedusa. “A volte invece le famiglie si trovano sole nel farsi carico di loro. Che cosa fare? Da questo luogo in cui si vede l’ amore concreto, dico a tutti: moltiplichiamo le opere della cultura dell’ accoglienza, opere anzitutto animate da un profondo amore cristiano, amore a Cristo Crocifisso, alla carne di Cristo, opere in cui si uniscano la professionalità, il lavoro qualificato e giustamente retribuito, con il volontariato, un tesoro prezioso”. E ancora: “Servire con amore e con tenerezza le persone che hanno bisogno di tanto aiuto ci fa crescere in umanità, perché esse sono vere risorse di umanità. San Francesco era un giovane ricco, aveva ideali di gloria, ma Gesù, nella persona di quel lebbroso, gli ha parlato in silenzio, e lo ha cambiato, gli ha fatto capire ciò che vale veramente nella vita: non le ricchezze, la forza delle armi, la gloria terrena, ma l’ umiltà, la misericordia, il perdono”. Quindi una citazione proprio diretta della tragedia dei miranti: “Per tutti, anche per la nostra società che dà segni di stanchezza, se vogliamo salvarci dal naufragio, è necessario seguire la via della povertà, che non è la miseria – questa è da combattere -, ma è il saper condividere, l’ essere più solidali con chi è bisognoso, il fidarci più di Dio e meno delle nostre forze umane. Mons. Sorrentino ha ricordato l’ opera di solidarietà del vescovo Nicolini, che ha aiutato centinaia di ebrei nascondendoli nei conventi, e il centro di smistamento segreto era proprio qui, nel vescovado. Anche questa è spogliazione, che parte sempre dall’ amore, dalla misericordia di Dio”. (4 ott – Sis)