È difficile aggiungere altro sull’incredibile vicenda Alitalia e forse non ce ne sarebbe neanche bisogno. Certo, ci si sente quasi in dovere di dire: non fatelo, non nel mio nome (ecco: si potrebbe pure organizzare una bella raccolta firme). Oppure, si potrebbe tentare una serie di battute (generazionali) sugli interventi a sostegno tipo: prendere il mercato per una Royal Rumble, dove per continuare lo spettacolo entra sempre qualcuno. O ancora raccontare di qualche episodio di incredibile spreco visto di persona, da semplice viaggiatore. O infine porsi qualche domanda sul destino dei lavoratori, o meglio chiedersi perché alcuni lavoratori più che più tutelati sono (semplicemente) inamovibili. Per esempio, in questi giorni si è concluso nel modo peggiore il tentativo di rimettere in moto la De Tomaso: 900 persone a casa; quanti se ne sono accorti? Mentre abbiamo perso il conto dei tavoli di crisi aperti al Ministero dello Sviluppo Economico.
Per sfortuna, però, ci sono altre piccole Alitalia. Una tra le più coriacee, e non tanto piccola, almeno in termini di drenaggio di risorse, è la Carbosulcis. Già, perché come ha prontamente rimarcato notare G.B. Zorzoli sulla Staffetta Quotidiana nell’ultima bozza del Decreto Fare 2 – i governi cambiano, le maggioranze si ricompongono, ma un certo lessico vagamente comunicativo resiste – è chiaramente previsto che entro il 30 giugno 2016 la Regione Sardegna avrà la facoltà di bandire una gara per realizzare una centrale termoelettrica a carbone, dotata di una sezione di impianto per la cattura e lo stoccaggio dell’anidride carbonica prodotta (CCS), da realizzare in prossimità del giacimento carbonifero del Sulcis.
Il vincitore della gara avrà diritto per 20 (venti) anni al ritiro da parte del Gestore del Sistema Elettrico dell’energia prodotta con un sussidio più che degno di quelli migliori dati alle rinnovabili, infatti, in questo caso c’è pure una bella rivalutazione per tenere conto dell’inflazione (ammesso che ci sia). Naturalmente, come sempre, il tutto verrà risolto nella bolletta elettrica pagata da noi tutti.
Ora, che il carbone della miniera di Nuraxi Figus proprio non sta sul mercato, che ha un contenuto di zolfo superiore al 6%, con un potere calorifico del 20 – 25% inferiore a quello del carbone estratto altrove, che è tanto messo male che non si trovano in commercio desolforatori o gassificatori in grado di di trattarlo, che dev’essere per forza miscelato per poter essere utilizzato, che nel 1975 quando usciva Anidride solforosa, cantata da Lucio Dalla, la miniera e l’intero distretto carbonifero del Sulcis-Iglesiente erano già in crisi da 35 anni abbiamo provato a dirlo più volte. Chi scrive ha pure già detto che non si sono mai visti degli operai che protestano chiedere a un politico, che qualche responsabilità diretta nella vicenda l’avrà pure avuta, di occupare lo stabilimento insieme a loro; nella fattispecie Mauro Pili, già sindaco di Iglesias, dal 1999 al 2004, due volte presidente della Regione, in politica da vent’anni, ora onorevole a Roma, noto anche per aver copiato il programma elettorale di Formigoni e più di recente per aver fatto indagare un mito (vero) come Gigi Riva. L’unica spiegazione, che potrebbe (ben) valere anche per Alitalia, è che quei posti di lavoro hanno proprio troppo a che fare con la politica.
E visto che la politica, coi nostri soldi, trova sempre una soluzione perché non pensarne una davvero all’avanguardia sia sul piano societario che tecnologico? Per inciso, tutto il progetto del Sulcis dovrebbe essere anche una grande esperimento, roba mai vista al mondo: peccato che se i limiti tecnici posso essere prima o poi superati quelli di bilancio dovrebbero perlomeno essere conosciuti.
La soluzione? L’aereo a carbone. Sì, sì, fondere le due società e far andare gli aeroplani con il carbone. Non carburante sintetico derivato dal carbone (gli Americani l’hanno già fatto con un B-52), proprio carbone. Come? Ripristinando una adeguata flotta di idrovolanti e facendo diventare l’Idroscalo di Milano il terzo hub italiano (si farebbero fuori pure un bel po’ di zanzare). State ridendo? Non vi sembra una proposta seria? Belle quelle che ci sono sul tappeto.
(tratto da Leoni Blog)