Paura di perdere le proprie certezze e desiderio di fuga. E’ un’Italia preoccupata e insoddisfatta quella che emerge dal sondaggio realizzato dalla DOXA per l’UNHCR in occasione del rilancio di Routine is Fantastic, la campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi quest’anno dedicata alla protezione di 20 milioni di donne rifugiate. Mentre nel mondo 46,5 milioni di persone – tra rifugiati, apolidi e sfollati – sono state costrette a fuggire dalle proprie case, dal sondaggio emerge che quasi 18 milioni di italiani, se potessero, cambierebbero subito vita. Lo studio rivela poi che 1 italiano su 3 si sveglia con la paura di perdere quello che ha e sono soprattutto le donne a temere di perdere le proprie certezze: oltre 8 milioni dichiarano di sentirsi in apprensione per la stabilità della loro vita. “Lo studio mostra bene quanto per gli italiani, e per le donne in particolare, siano importanti le certezze e quanto oggi cresca il timore di perderle – commenta Federico Clementi, responsabile della raccolta fondi dell’UNHCR. E sono proprio le sicurezze quotidiane – la casa, gli affetti, l’istruzione –quello che le donne e le bambine rifugiate perdono e che la campagna “Routine is Fantastic” vuole restituire grazie alla generosità degli italiani”. E proprio alle donne e alle bambine rifugiate e’ dedicata la campagna di quest’anno. La metà circa dei rifugiati – 7,3 milioni su 15,3 milioni complessivi (dati 2012) – sono donne. Donne e bambine sono inoltre le categorie più fragili e vulnerabili dinanzi alla guerra e alle persecuzioni e i numeri lo dimostrano: quasi 1 milione di donne ha subìto violenza sessuale e abusi nei 5 paesi nei quali si sono consumate alcune fra le più gravi crisi umanitarie degli ultimi due decenni (dal Congo alla Bosnia, dalla Sierra Leone al Rwanda, al Kosovo); 287 mila donne, 1 ogni 2 minuti, muoiono ogni anno nel cercare di dare alla luce il proprio figlio; fino ad oggi l’OMS stima che tra i 100 e i 140 milioni di donne abbiano subìto durante l’infanzia mutilazioni genitali femminili, che aumentano notevolmente il rischio di perdere la vita, soprattutto al momento del parto. Le donne rifugiate affrontano tutto questo mentre sono madri, insegnanti e capofamiglia. (PO / red – 11 nov)